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L’orsa Daniza, l’Isis e l’Ice Bucket Challenge. A prima vista tre argomenti diversi ed inconciliabili, in realtà offrono lo spunto per un’unica riflessione che a qualcuno potrebbe forse sembrare banale o inopportuna, ma che invece è fondamentale: quella sulla differenza fra Bene, beneficenza e buonismo. Prima di procedere, una precisazione indispensabile: la definizione di Bene. Molti filosofi se ne sono occupati ma nessuno, probabilmente, con la profondità di Tommaso d’Aquino (1225-1274), il quale – oltre ad esaminare numerose varianti del bene, dal confronto fra spirituale e materiale a quello fra particolare ed universale – ebbe ad individuare come morale quella particolare tipologia di bene «attuato dall’uomo stesso mediante il proprio agire, e grazie al quale l’uomo stesso diviene moralmente buono» (I, q. 48, a. 6); semplificando, si potrebbe definire il Bene la tensione realizzativa dell’uomo, il modo più diretto ed efficace  per raggiungere la sua umanità più profonda e, in definitiva, la felicità. Alla normale difficoltà di comprensione di questo concetto di per sé semplice da afferrare ma tutt’altro che scontato da vivere, cronaca ed attualità – dicevamo – contribuiscono rendendo spesso difficile cogliere il Bene.

Dialogo con l’Isis: Bene e Male

Un primo ostacolo al riconoscimento del Bene ci viene dalla difficoltà che sovente abbiamo ad individuare il suo opposto, ovvero il Male, trovando la forza di opporvisi. Un esempio in tal senso arriva dal ricorrente invito, rispetto a quanto sta accadendo in Iraq e Siria, a dialogare con l’organizzazione dell’Isis, con qualcuno che è persino arrivato a giustificarne parzialmente i crimini. Sia chiaro: qui non si afferma, e neppure s’ipotizza, l’impossibilità di confronto e magari anche di recupero in termini di educazione al rispetto reciproco di uno o più membri del gruppo jihadista. Il punto è un altro: un’organizzazione fondamentalista che pratica sistematicamente della violenza si può definire come una – anche se non certamente la sola, purtroppo – espressione del Male? Una risposta affermativa ricorda che il primo passo per raggiungere il Bene, di fatto, è separarlo dal Male. Diversamente, saremmo costretti a considerare episodi come la decapitazione del giornalista James Foley (1973 –2014), effettuata e rivendicata dall’Isis come parte del proprio operato, qualcosa di non negativo o indifferente. Ma il senso di umanità inscritto in ciascuno di noi, ben presto, ci riporterebbe a cogliere che una distinzione fra Bene e Male esiste ed è netta.

Il tifo per Daniza: Bene e buonismo

Una seconda trappola al riconoscimento del Bene è quella della confusione col buonismo, la sua parodia. Anche qui un caso di cronaca aiuta a capire, ed è la massiccia mobilitazione contro la cattura dell’orsa Daniza che, in Trentino, ha aggredito un cercatore di funghi. Perché è una manifestazione di buonismo e non di Bene? Semplice: perché l’intera mobilitazione considera l’interesse dell’orsa e dei suoi cuccioli dimenticando che in questa storia esiste anche un altro soggetto, per di più umano, l’aggredito da Daniza. Si chiama Daniele Maturi – nome di fatto oggi molto meno noto di quello dell’orsa che l’ha ferito alla schiena ed al ginocchio – e pure lui ha dei figli, così come potrebbero averne i futuri aggrediti dall’orsa. Il fatto che l’opinione pubblica faccia il tifo per l’animale e non si ponga neppure il problema che la persona aggredita sarebbe potuta morire mette in luce un atteggiamento, da parte di molti, che non tende al Bene in quanto non «moralmente buono». E non è moralmente buono perché, invertendo la gerarchia delle priorità, da un lato scorda quanto diceva già Agostino – e cioè che, poiché dotato di ragione, «l’uomo sorpassa gli animali» (Sup. Gen. ad. litt., VI, 12) e dunque viene prima – e, d’altro lato, antepone l’animale stesso all’uomo, riducendo la pratica del Bene a discutibile epifania di buonismo.

Ice Bucket Challenge: Bene e beneficenza

Un’ultima criticità rispetto all’individuazione del Bene è crederlo coincidente con la beneficenza. Il successo dell’Ice Bucket Challenge, la doccia fredda globale finalizzata alla raccolta fondi per la ricerca contro la Sla, è utile per osservare come i più considerino la beneficenza espressione del Bene. Il che non è sbagliato. Tuttavia, non solo la beneficenza è solo una delle tante espressioni del Bene, ma talvolta neppure coincide con esso. Quali sono o possono essere le differenze? Anzitutto la beneficenza ha un valore, mentre il Bene è un valore, anzi è il valore per eccellenza. In secondo luogo la beneficenza implica una categoria sociale, mentre il Bene è, per così dire, trasversale e prevede il contatto personale, contatto prezioso ma spesso assente allorquando si effettua, per quanto cospicua, una donazione. Inoltre il Bene, come ha ricordato Papa Francesco, spesso è nascosto mentre la beneficienza – e il “caso” Ice Bucket Challenge non fa eccezione – è spesso dichiarata. Dicendo questo, si badi, non si vuole negare la possibilità di compiere buone azioni attraverso la beneficenza, ma solo ricordare che il Bene – oltre ad essere radicalmente distinto dal Male – risulta alternativo sia al buonismo, con cui molti pensano di fare del bene, sia alla beneficienza, con la quale molti si convincono di averne fatto abbastanza.

 

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