aborto

Dopo un po’, uno s’illude di averle sentite tutte. Ma sbaglia sempre. Ad infrangere questa pia illusione, stavolta, è Adele Parrillo, giornalista e scrittrice secondo cui battersi contro l’aborto è una «battaglia fondamentalista di molte associazioni cattoliche» che «rischia di non essere molto diversa dal perseguire il “miglioramento della razza” di memoria nazista» (Ilfattoquotidiano.it, 24/8/2014). Per approdare ad una simile, sbalorditiva conclusione la signora – il cui pensiero c’è da temere non sia isolato – è partita da una critica al “divieto di abortire” vigente in Irlanda. Divieto ammorbidito in seguito ad una legge del 2013, ricorda, ma ancora troppo soffocante dal momento che proibisce l’aborto «se non in casi eccezionali e dopo aver subìto visite spesso di diverse commissioni di medici». Seguono, nell’articolo, la critica con tanto di richiesta di dimissioni al Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione, Marianna Madia, rea d’aver definito l’aborto un «fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale» osando pure – orrore degli orrori – dichiararsi cattolica, e, dulcis in fundo, l’accostamento fra antiabortisti e milizie hitleriane.

La carne al fuoco è davvero tanta, ma proviamo a fare un po’ di ordine. Tanto per cominciare, sarebbe bene sottolineare che la bigotta Irlanda, col suo divieto di aborto, non è e soprattutto non era, neppure prima del 2013, Paese poco rispettoso o attento alla salute delle donne: prova ne sia il fatto che da quelle parti – anche se il Fatto Quotidiano non lo spiega – nel 2008 si è registrato il terzo più basso tasso al mondo di mortalità materna e qualche anno prima, nel 2005, se ne registrò addirittura il minimo in assoluto. La correlazione fra divieto di aborto e morte delle donne è dunque una storiella che può tenere ancora banco in qualche convegno femminista o radicale, ma ampiamente smentita dalla realtà. In secondo luogo, se davvero si avversa il “divieto di abortire”, per essere coerenti, si dovrebbe criticare anche il divieto di uccidere dal momento che non c’è dubbio che nel grembo di ogni donna incinta vi sia un essere umano e non, che so, un grumo di cellule, un pesce rosso o un cucciolo di orso; anzi, si trattasse di orso, visti i tempi che corrono, probabilmente le tutele per il nascituro sarebbero maggiori. Ma andiamo avanti.

L’Autrice dell’articolo prosegue prendendosela con «l’idea di conservazione della vita a costo della vita stessa». Un punto di vista che, immaginiamo, troverà molti d’accordo. Sarebbe però bello conoscere la fonte di questa «idea di conservazione della vita a costo della vita stessa» o chi l’abbia teorizzata. Infatti non solo questo principio non risulta enunciato in un alcun testo pro-life, ma è addirittura contrario alla prospettiva cattolica. Parola di papa Pio XII (1876-1958) che, quando la quasi totalità dei redattori del Fatto doveva ancora venire al mondo, con mirabile chiarezza già rammentava che «la Chiesa non ha mai insegnato che la vita di un figlio dev’essere preferita a quella di sua madre. E’ un errore formulare la questione in questa alternativa: “o la vita del figlio o quella della madre”. No: né la vita del figlio né quella della madre possono essere sottoposti all’atto di soppressione. Per l’uno come per l’altra, la sola esigenza necessaria può essere la seguente: mettere in opera tutti gli sforzi per salvare le due vite, tanto quella della madre che quella del figlio» (Allocuzione al congresso del “Fronte per la famiglia”, 27/11/1951).

Tuttavia il passaggio più imbarazzante dell’articolo rimane, come si diceva in apertura, la tesi secondo cui la battaglia di quanti si oppongono all’aborto «rischia di non essere molto diversa dal perseguire il “miglioramento della razza” di memoria nazista». Trattasi di convinzione assurda, confutata dalla realtà passata e pure da quella presente. Dalla realtà passata perché i nazisti tutto erano fuorché antiabortisti, come dimostra il fatto che non erano al potere da neppure sei mesi quando, nel 1933, promossero l’aborto stabilendo per legge l’impegno a prevenire «le nascite congenitamente difettose»; dalla realtà presente perché è proprio attraverso il massiccio ricorso all’aborto legale – lo stesso oggetto della «battaglia fondamentalista di molte associazioni cattoliche» – che, per esempio, stanno riducendosi vertiginosamente, almeno nel mondo occidentale, le nascite dei bambini Down. E’ quindi in questo modo che purtroppo oggi si verifica, permesso da leggi dello Stato, il vero «“miglioramento della razza” di memoria nazista». Al Fatto Quotidiano e non solo, prima di tornare sull’argomento, facciano almeno la fatica d’informarsi.

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