Pur con le differenze professionali e culturali che ci caratterizzano, tra i nostri impegni quasi sempre si affollano trasferte di lavoro, appuntamenti, in qualche caso – ma non più di un paio di volte l’anno – celeri vacanze; con il risultato che il futuro se ne va già tra le fauci del presente e il tempo s’esaurisce ancora prima di sopraggiungere. Non ci resta così, se non raramente, l’occasione di apprezzare non dico l’essenziale – un parolone -, ma neppure le piccole cose. Percorriamo strade indifferenti ai panorami che esse ci porgono; salutiamo albe e tramonti quasi fossero compagni scontati e non prodigi celesti; viviamo come se tutto fosse dovuto smarrendo giorno dopo giorno ogni ambizione che non sia carriera o tornaconto. Perfino la meraviglia dell’amore sfugge fino ad evaporare nell’abituale e nel programmato. La memoria del bello tuttavia resiste e ciascuno, per quanto miope, alla fine fortunatamente riconosce che sono loro, queste “piccole cose”, le sole che appagano davvero. Come bollicine che una volta prossime si tramutano davanti a noi in oceani; come specchi riflettenti un desiderio a lungo trascurato, ma che prima o poi divampa. E apre gli occhi facendoci riconoscere il tempo investito per traguardi così alti e individuali, che poi però gettano la maschera e si mostrano per quello che sono: solo piccole cose. Piccole veramente.

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