Il signore in giallo

Un Italiano a Parigi, una maglia gialla in Italia. Era la speranza dei tantissimi tifosi e appassionati di ciclismo, ma era anche un timore, il timore che dopo l’epico trionfo di Marco Pantani (1970-2004) nel 1998, si sarebbe dovuto aspettare ancora a lungo. E invece Vincenzo Nibali, lo “Squalo dello Stretto”, ce l’ha fatta.  E dopo il Giro d’Italia dello scorso anno e la Vuelta del 2010 (a sua volta vinta dopo un terzo posto al Giro), il fuoriclasse siciliano ieri si è portato a casa la Grande Boucle, completando la “Tripla Corona”, un’impresa che era riuscita solo ad Anquetil (1934-2007), Gimondi, Merckx, Hinault e Contador, quest’anno costretto al ritiro da una caduta, quando comunque scontava già un forte ritardo in classifica generale.

Con una crescita graduale e perciò credibile, Nibali – che quest’anno ha vinto anche il Campionato italiano – si conferma così un grandissimo campione. E’ un corridore completo – fortissimo in salita ed in discesa e forte sul passo – ed umile, sempre disponibile alle interviste e splendidamente “anti-divo”. E dire che quest’anno, specie nella prima parte della stagione, Vincenzo sembrava non brillare. Ma evidentemente quel rendimento non eccelso rientrava in un programma che lo Squalo, per nulla spaventato da critiche premature, aveva stampato nella mente e che sarebbe terminato dov’è finito ieri, sul gradino più alto del podio di Parigi. Nell’anno dell’ennesima delusione calcistica, l’Italia ritrova così un Campione. Che pur avendo vinto tanto, deve ancora compiere 30 anni. E ci farà ancora emozionare.

Si tratta, lo abbiamo detto, di un ragazzo umile, capace di testimoniare in corsa e fuori dalla corsa la normalità di un giovane come tanti ma con un dono speciale, quello di saper pedalare come solo i migliori al mondo sanno fare. Un giovane legato alla sua terra e alla fede – «Ti porterò la maglia rosa», aveva  promesso nel 2013 alla Madonna Nera del Santuario di Tindari, e c’è riuscito – e che sembra non temere paragoni. Perché non è più la spalla di Ivan Basso e non aspira ad essere l’erede di Pantani, di cui peraltro era grande tifoso. Nibali è “solo”, si fa per dire, Nibali, un ragazzo nato in Sicilia, cresciuto come ciclista in Toscana e incoronato re a Parigi, con la famiglia ed i suoi tifosi al settimo cielo e l’Italia intera finalmente consapevole di avere un campione che tutto il mondo dello sport, adesso, ci invidia.

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