gender

Sei trans? Da adesso basta l’autocertificazione. Non è una battuta bensì quello che accadrà a partire dal 1° settembre in Danimarca, dove, per modificare la definizione di genere riportata nei documenti d’identità, non sarà più necessario sottoporsi ad alcun tipo, neppure minimo, di intervento chirurgico. Sarà difatti sufficiente – così stabilisce la nuova legge approvata dal Parlamento danese – la sola autocertificazione del soggetto interessato. Unici requisiti: 18 anni ed un periodo di sei mesi di attesa durante il quale, con l’aiuto di psicologi, meditare su questa scelta.

Si tratta, con ogni evidenza, di una normativa che accoglie pienamente le istanze della teoria gender – la quale, com’è noto, predica la totale indipendenza dell’identità sessuale da quella biologica, solo accidentalmente coincidenti – e che, fanno presente le organizzazioni LGBT, era già disponibile solo in Argentina dove, dal 2012, la legge prevede che per cambiare sesso basta recarsi al Registro nazionale delle persone, riempire l’apposito modulo, consegnarlo allo sportello e il gioco è fatto. Sulle implicazioni etiche di questo modo di ragionare evitiamo, facendo appello al buon senso, di soffermarci.

C’è solo un aspetto sul quale, con riferimento alla nuova legge della Danimarca, può essere utile riflettere, e cioè il tempo di ponderazione della scelta anteriore al cambiamento di sesso ed il requisito minimo di 18 anni. Non si tratta forse – in un’ottica gender – di una ingiustificata e discriminatoria limitazione? Se uno è sicuro di ciò che si sente, perché inchiodarlo ad una snervante attesa e perché tutelare le istanze del diciottenne e trascurare in toto quelle del quindicenne che già si sente donna o del bambino di cinque anni che si sente astronauta, cavaliere della tavola rotonda o Uomo ragno?

Se il criterio fondante della qualificazione dell’identità di ognuno è la percezione individuale, pare difatti francamente ipocrita stabilirne limiti di età o, peggio ancora, infliggere tempi di attesa che francamente hanno un che di moraleggiante. Per questo ci auguriamo che in Danimarca, imitando l’ancor più permissiva legislazione argentina, si accorgano presto dell’insensatezza dei paletti predisposti nella legge che, da settembre, entrerà in vigore e prendano gli opportuni provvedimenti. Oppure, in alternativa, che scelgano di tornare a ragionare.

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