barriere-architettoniche

Forse sono stato distratto, ma in questa lunga e accesa e televisiva campagna elettorale per le elezioni europee nessun candidato – salvo lodevoli eccezioni – mi pare si sia soffermato su un problema molto grave e purtroppo molto europeo, vale a dire l’incivile esclusione dal voto di milioni di cittadini in teoria uguali agli altri: le persone disabili. Nei giorni scorsi, a Vienna, è stato presentato un report, The right to political participation of persons with disabilities, a cura dell’European Disability Forum e della Fra – acronimo che sta per Fundamental Rights Agency – dal quale si evince come oltre la metà dei seggi elettorali del Vecchio Continente non sia praticabile da portatori di handicap, con 12 Stati membri su 28 gravemente più attardati degli altri su questo fronte. Più che gli europei saranno dunque solo alcuni europei, purtroppo, quelli chiamati al voto.

Ora, è vero che, se la sezione elettorale è inaccessibile il disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può votare presso un’altra sezione, del proprio comune, priva di barriere architettoniche; ed è anche vero che, ex Ln. 22 del 22 gennaio 2006, coloro che sono affetti da disabilità particolarmente gravi possono esercitare il diritto di voto presso il proprio domicilio. Ma dato che l’Italia, com’è noto, il problema delle barriere architettoniche non si può dire certamente superato, e dato che in Europa i cittadini disabili non sono poche migliaia ma 80 milioni, non sarebbe stato male – ad di là di Dudù, di Hitler, gli 80 euri ed altri temi cruciali – ascoltare più aspiranti europarlamentari assumersi un impegno per i diritti di chi ancora, incredibilmente, non può votare. A nessuno, sia chiaro, si chiedevano miracoli, ma almeno noi comuni cittadini avremmo avuto l’impressione d’essere protagonisti, una volta tanto, di una vera campagna elettorale.

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