«Le notizie – ha scritto Evelyn Waugh (1903 –1966) – sono quella cosa che un tale che non si interessa un gran ché di nulla vuole leggere. Ed è notizia fin tanto che lui la legge. Dopo, è morta». Ora, lo scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Sandro Pertini a Roma, che ha portato una donna ricorsa alla fecondazione extracorporea ad avere in grembo due gemelli di altri due genitori, è senz’altro una notizia che l’uomo qualunque, per dirla con Waugh, «vuole leggere» e che, in effetti, ha del grottesco. Tuttavia ciò non toglie che vi sia anche un’altra notizia – non nuova, ma pur sempre eccezionale e non meno grave – , vale a dire il fatto che l’uomo continua a giocare a Dio. Pensiamoci: se l’ordinamento del nostro Paese non ammettesse la fecondazione in vitro, casi come quello del Sandro Pertini esisterebbero solo nella fantasia di qualche scrittore oppure, al massimo, sarebbero una notizia proveniente dall’estero. Invece accadono anche qui, anche da noi. Magari solo da noi, ma è difficile.
La mercificazione dell’essere umano – ridotto a mero prodotto di laboratorio per rispondere alla pretesa di alcune coppie di avere dei figli, pretesa a sua volta contrabbandata per cura della sterilità -, invece non è sicuramente esclusiva italiana; magari. Ed anche se questa – la mercificazione umana – potrebbe oggi passare per una notizia «morta», che l’uomo della strada non «vuole leggere» e che attirerebbe l’attenzione di pochi, in fondo continua ad essere la prima in assoluto per gravità. E’ la notizia di un’umanità che confonde la pretesa col diritto, il figlio da amare con qualcosa da ordinare. Si badi che questo non è né vuole essere un atto d’accusa contro qualcuno o, nello specifico, contro le coppie che ricorrono alla fecondazione, che oltretutto dopo il verdetto della Consulta anche in Italia potrà essere eterologa. Questo è un fatto che ha in tutti noi che vi assistiamo silenziosi per convenienza – e in qualche caso per vigliaccheria – dei colpevoli. E delle vittime innocenti sempre in loro, nei figli concepiti su commissione e magari ora nel grembo sbagliato, ridotti ad embrioni per caso.

L’analisi è perfetta e concide con le mie convinzioni. Ricordo sempre con affetto una zia che, quarant’anni fa, fece tutto ciò che la medicina dell’epoca metteva a disposizione per concepire quel figlio che non arrivava…. ricordo il dolore, la tristezza per non poter coronare il sogno di diventare madre… ma, dopo tanti tentativi falliti, la zia e lo zio accettarono questa realtà, con afflizione, con rimpianto ma accettarono e se ne fecero una ragione, piano, piano trovarono la serenità e l’equilibrio di coppia senza i figli che tanto desideravano. Gli zii vissero a lungo senza conflitti e condussero una vita felice. Ho un bellissimo ricordo di loro e penso che quello che manca a noi oggi è accettare le cose che non possiamo cambiare, accettare e basta, continuando a vivere e a trovare comunque un significato all’esistenza, anche se non tutto coincide con i nostri desideri o le nostre aspirazioni