cattivi

Non provai particolare gioia dinnanzi alle immagini dell’impiccagione Saddam Hussein, ho provato perfino orrore per il linciaggio e l’esecuzione riservati a Gheddafi e in questi giorni provo disorientamento per i funerali, divenuti oggetto di aperta contesa, di Erich Priebke. No, non ho alcuna intenzione di dimenticare errori ed orrori dei cattivi, né mi auguro che i loro crimini vengano rimossi. Anche se forse – è solo un dubbio – lo sono già. Perché laddove c’è autentica memoria del Male difficilmente il Bene non germoglia; laddove si conosce l’origine dell’odio – e se ne prova conseguente disgusto -, è il suo opposto a prevalere. Inevitabilmente e fortunatamente. Dove, cioè, si conosce davvero cosa non deve essere, inizia il cammino verso ciò che dovrebbe essere. In un mondo che ha fatto la pace con se stesso, i cattivi non trovano dunque linciaggi, sputi e risse durante i funerali ma condanne, galera e sepoltura. Bel giorno, quando saremo quel mondo. Coi cattivi che dai buoni, per essere aiutati a cambiare nel profondo, potranno finalmente prendere la lezione più alta e credibile fra tutte, e purtroppo la più rara oggi: l’esempio.

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