cigarette

Al di là di tabelle e griglie di numeri che dicono tutto e niente, la realtà è che la crisi, questa maledetta crisi, continua a mordere, a pesare e, purtroppo, a mietere vittime, gente che non vede più via d’uscita se non quella dalla vita, e se ne va. Ieri è stata la volta di un 26enne, un giovane muratore brianzolo che, piegato dalla depressione conseguente a un lavoro che non arrivava, s’è sparato. Non si è ancora capito come, ma si è procurato un’arma e l’ha usata su di sè dando seguito ad una amarezza che lo dominava da tempo.«Non ho nemmeno i soldi per fumare», ripeteva infatti agli amici, come se la soglia minima della dignità, per lui, coincidesse con un pacchetto di sigarette.

Appartengo ai critici dell’insistenza mediatica sui suicidi; lo ritengo un macabro gioco di copie e audience, oltre che un pessimo servizio. Il disgusto, credo condiviso, per la speculazione giornalistica non mi esonera però dal considerare che anche ieri un giovane – praticamente un coetaneo – abbia scelto di farla finita a causa di un lavoro che voleva e non trovava, che avrebbe potuto dargli serenità e la cui assenza gli ha invece tolto tutto. Beninteso: il suicidio, ancorchè dettato da disperazione, rimane un atto profondamente ingiusto e che non ammette, sul piano morale, deroga alcuna. Però quello in questione, al pari di tanti altri, era forse un gesto che si sarebbe potuto evitare.

Per questo – evitando i soliti feroci e demagogici processi alla politica – non possiamo evitare di chiederci, ora che l’estate penetra dalle nostre finestre col suo calore e la sua musica e la distrazione è quindi più facile, se anche noi, pensandoci bene, non abbiamo un amico, o anche solo un conoscente in difficoltà, che ha appena perso o che potrebbe perdere il posto lavoro; o che magari lo sta cercando. E se lo abbiamo, se finora siamo stati realmente all’altezza, con la nostra vicinanza e la nostra compagnia, la presenza e i consigli, di quel nobile e antico sentimento che è l’amicizia. In caso negativo, non sarebbe male mettere subito da parte le scuse e iniziare a darsi da fare.

Perché se da un lato è vero che nessuno può fare miracoli e a nessuno sono richiesti, dall’altro è innegabile come spesso basti poco, anzi un niente – una birra, due chiacchiere o un pacchetto di sigarette – per manifestare una vicinanza che, se rimandata, potrebbe non essere più necessaria. Il vortice della depressione ha infatti tempi suoi e non decifrabili, con cedimenti a volte improvvisi. Viceversa la solidarietà concreta e non solo annunciata, i suoi effetti li produce. Faremmo pertanto bene a metterla in pratica, ciascuno per come può, affinché non capiti più, o capiti solo fra molto tempo, di sapere che un giovane con la vita e l’estate davanti abbia scelto di uccidersi dopo aver a lungo lamentato di non potersi concedere neppure una sigaretta.

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