estate

Anche ieri una scossa, l’ennesima, e pure di non trascurabile intensità come dimostra il panico generatosi nel Paese, specie al nord. Pare quasi che il signor Terremoto abbia presto il gusto, ogni tanto, di bussare alle nostre vite agitando le case e spiaggie, stanze e ombrelloni. Si fa vivo così, a modo suo, non sempre per distruggere, ma abbastanza da spaventare; non per demolire, ma per scuotere. Per ricordarci, dinnanzi alla Natura, la nostra nudità dato che – notava già Petrarca (1305-1374) – «contro i terremoti non vale la fuga, non giovano nascondigli» (Secretum, 1353).

Va detto che, per quel che ne sappiamo, la nostra estate terremotata potrebbe anche essersi conclusa così: da oggi nessun’altra scossa. Francamente ce lo auguriamo, anche se il dubbio, in molti, rimarrà: il dubbio di una sicurezza precaria, di un incubo che potrebbe ripresentarsi fra cinque minuti. Il punctum dolens è che è vero, le cose stanno proprio così: il signor Terremoto potrebbe farsi sentire anche subito; non c’è, su questo, pronostico che tenga. Quale può essere, allora, il rimedio? Come sopravvivere a una stagione iniziata da poco ma che ci espone al rischio – in aggiunta a quelle delle zanzare – delle punture di ansia?

Gli esperti di psicologia da un lato caldeggiano il ritorno alla quotidianità, ma dall’altro faticano a spiegarci il come; suggeriscono la direzione, ma non sempre svelano quale strada imboccare esattamente. Un po’ perché, in fondo, dipende da noi: ciascuno ha i suoi ritmi e il suo modo per domare la tensione. Il solo consiglio non richiesto ma speriamo efficace che ci sentiamo di formulare riguarda una parola che oggi, peraltro, va molto di moda: convivenza. Piaccia o meno, conviviamo tutti col signor Terremoto. Che ogni tanto si fa vivo e russa più del solito, anche se per lunghi periodi poi riposa.

La soluzione, quindi, è forse quella di non illudersi che costui dimori in terre esotiche, perché in effetti può farsi vivo da un momento all’altro; ma al tempo stesso di non stare inutilmente in ansia. In altre parole si tratta di tenere a mente questa convivenza – che a volte, purtroppo, può risultare assai dolorosa – senza però confonderla come l’unica; non credersi invulnerabili senza temersi indifesi. Capire che, per quanto snervante possa essere un’estate terremotata, rappresenta pur sempre una stagione destinata a passare: ne verranno forse altre, ma pure quelle più spensierate non mancheranno, ed andranno godute fino in fondo. E’ la vita.