trappola

Il successo, purtroppo, dà alla testa. Distrae. Inganna. Illude della scomparsa delle ostilità, esponendo chi è una posizione di forza al rischio di improvvisi e violenti contropiedi. Esattamente quel che ora, in Italia, sta accadendo ai danni di quello che siamo soliti definire il mondo cattolico. Vediamo di capirne le ragioni riepilogando brevemente qual è il “successo” che, ahinoi, pare aver dato alla testa a parte della chiesa italiana. Trattasi di un “successo” di natura politica, determinato sostanzialmente da due eventi: l’affondamento, nel 2005, del referendum abrogativo della legge 40 sulla fecondazione assistita, e l’oceanica partecipazione, nel 2007, al Family Day. Due eventi che, dopo una lunga sonnolenza, avevano riportato sul ring un cattolicesimo fiero, coerente e gioioso da non pochi dato per spacciato.

Ebbene, il successo di questi eventi – un referendum affondato nonostante la pugnace promozione dei mass media, e la moltitudine di famiglie in piazza – è stato indubbio e superiore alle più rosee aspettative. Molto superiore. Così superiore che ha spinto i cattolici reduci da quei traguardi dentro una forma di autoipnosi e di moderatismo. L’abbassamento della guardia è stato progressivo: non più manifestazioni di piazza, scarso pressing sulla politica, vigilanza sempre più fiacca – eccettuata l’attività di pochi – sul versante bioetico fino ad una pressoché totale irrilevanza sulla scena pubblica. Morale: il fronte del laicismo militante, nel frattempo, si è ampiamente riorganizzato. E su più versanti.

Il punto di svolta è coinciso con la morte di Eluana Englaro, avvenuta nel 2009. Un acceso dibattito su stampa e televisione ed un decreto-legge varato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri presieduto da un convinto Silvio Berlusconi non sono bastati – complici certa politica e ancor più certa magistratura – a risparmiare alla società italiana ed in particolare al ritrovato mondo cattolico una sonora batosta che lo ha letteralmente tramortito. Da allora, infatti, quel gigante buono che aveva sotterrato un minaccioso referendum per poi, poco dopo, inondare la piazza nel nome della famiglia fondata sul matrimonio, non si è più ripreso. Scarso coordinamento, divisioni interne, poco coraggio: le ipotesi, qui, sono molte.

Sta di fatto ora il laicismo appare rafforzato – e di molto –, con unghie ficcate ormai in tutti i partiti, compreso quel centrodestra che pareva esserne impermeabile o quasi. Gli esiti del moderatismo cattolico, i cui primi vagiti risalgono al 2007, sono sotto gli occhi di tutti e vedono non più singoli parlamentari ma ministri della repubblica in ossequiante genuflessione dinnanzi alle istanze del mondo gay e del mondo radicale, impegnati rispettivamente per nozze omosessuali e per eutanasia e suicidio assistito. Certo, qualche reazione cattolica al contrattacco laicista c’è stata – pensiamo ai 40.000 partecipanti alla Marcia per la Vita e alle oltre 500.000 firme già raccolte dal Movimento per la Vita per la petizione pro-life “Uno di noi” – ma il contesto, nel suo insieme, è purtroppo assai incerto.

Molti politici che fino a ieri aborrivano le unioni di fatto perché ostili alla famiglia ora cavillano – non è chiaro se simulando o credendoci davvero – circa la presunta differenza fra unioni civili e nozze gay, come se le prime non conducessero alle seconde e dunque alle adozioni per le coppie omosessuali. La stessa Chiesa italiana, che pure non ha mai smesso di proclamare con coerenza le proprie posizioni, sembra aver messo da parte, almeno per ora, progetti di nuove mobilitazioni. E’ come se, tutto ad un tratto, i cattolici – in politica e non – avessero iniziato a vivere al rallentatore, scontando una pericolosa incapacità di reazione. Una sorta di resa non dichiarata ma fattuale, minimizzata a parole ma tragicamente confermata dai fatti.

Questo ha consentito ai nemici della famiglia e della Chiesa di accelerare le proprie mosse, ponendo le basi per superare quella da loro sempre ritenuta un’infelice “eccezione italiana”. Si spiega così perché ora la politica s’appresti, snobbando in toto le politiche familiari, a legiferare su unioni civili e omofobia senza temere l’elettorato cattolico: chi mai potrebbe temere qualcuno che, anestetizzato da eccessiva prudenza, tarda a farsi sentire? Il virus del moderatismo, insomma, ha tenuto a letto troppo a lungo il gigante cattolico. Ora è tempo di rimediare all’errore, di rialzarlo, di far capire – sempre nel rispetto di tutti e rifuggendo da qualsivoglia estremismo – che quel letto dove ha riposato fino a poco fa era un letto, appunto, e non una bara.

Perché la difesa della vita e la tutela della famiglia sono battaglie troppo importanti – e troppo laiche – per essere lasciate all’indifferenza o nella stretta di qualche bavaglio “antiomofobo”. E pensando alle dichiarazioni di Papa Francesco – che in questi giorni pare abbia denunciato una lobby gay intestina nientemeno che al Vaticano –, c’è da augurarsi arrivi presto il giorno in cui qualche politico di spicco, in luogo delle ormai datate denunce contro “l’ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche”, inizi a parlare con preoccupazione della presenza di una lobby cattolica. Più di qualcuno inizierà a tremare ma quel giorno, per il cattolicesimo ma anche per l’Italia, sarà un bel giorno.