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Siamo naturalmente liberi di pensare ad altro, ma oggi per l’Italia non è un  bel giorno. Anzi, oggi è un giorno bruttissimo, perché oggi è il giorno nel quale, trentacinque anni va, nel nostro Paese entrava in vigore la Legge 194, la legge sull’aborto. Una legge che nelle stesse intenzioni di chi, anche a sinistra, allora la votò, doveva essere provvisoria, da correggere alla prima occasione, non appena si fossero registrate anomalie e punti deboli nella sua applicazione, specie sul fronte del sostegno alla maternità. Ebbene, sono trascorsi trentacinque anni e non solo non è stata effettuata alcuna modifica, ma è quella stessa legge, oggi, ad essere divenuta una drammatica anomalia.

Abbiamo rivisto – secondo molti anche in peggio – persino la nostra Costituzione, eppure la 194 rimane al suo posto, sacra ed intoccabile. Stranamente. O forse no. Perché se ci pensiamo bene una ragione per cui si continua a rimandare la formale riapertura di un dibattito sulla legge 194 – lasciato a pochi temerari che i mass media hanno avuto buon gioco a definire estremisti – c’è, e la ragione è che abbiamo paura. Non è vero che si sorvola sulla 194 per non riaprire vecchie ferite, ma per temere di riconoscerle. Perché troppo è il tempo trascorso, troppi i bambini non nati e troppe le madri che si è lasciate inghiottire dalla solitudine; meglio continuare a tacere, meglio far finta di nulla, meglio chiudere gli occhi davanti ad una responsabilità ci ingigantisce giorno dopo giorno, come un macigno.

Solo che, dopo un po’, neppure il ricorso all’omertà basta più. Arriva un momento in cui perfino il silenzio fatica a contenere la vergogna per tutti quegli aborti taciuti, per tutte quelle volte che avremmo voluto dare voce ai diritti di chi non ne ha mai avuta una, di voce, e ci siamo fermati, anteponendo la nostra buona reputazione al senso di giustizia che pure ci urlava dentro. Ecco, quel momento di svolta sembra ormai vicino – fioriscono iniziative pro-life da più parti, e sono iniziative giovani e frizzanti, inimmaginabili fino a poco fa – ed è un bene. Significa che quella bella addormentata della coscienza collettiva potrebbe presto ridestarsi ed accorgersi, anche se con decenni di ritardo, del volto orribile della Legge 194 e di tutti i bambini che in nome dello Stato italiano e con i soldi di tutti sono stati eliminati.

Si tratta di quasi 6 milioni di esseri umani e ad ognuno di loro, quando l’anestesia libertaria passerà, dovrà essere chiesto scusa. Scusa anzitutto per la complicità morale, per tutto il silenzio cui abbiamo preso parte ed anche per quello contrastato sottovoce, con scarsa convinzione, a volte foderando con l’ipocrisia di quattro parole – interruzione volontaria di gravidanza – la realtà di un solo, evidente crimine. E poi scusa per una Legge che troppo a lungo abbiamo avuto imbarazzo quasi a nominare perché “la parte del fondamentalista io non la faccio”, e scusa per il riscatto tardivo. Non che le scuse possano cancellare qualcosa del vostro orribile destino, cari bambini non nati, ma insieme alla voglia di non tacere più e di dire finalmente la verità, purtroppo, è tutto quello che abbiamo.

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