folli

Non si sapeva ancora bene il suo nome, ma era già chiaro che l’autore della sparatoria di oggi era un folle. Un folle che si è macinato centinaia di chilometri per presentarsi in giacca e cravatta ed armato fuori da Palazzo Chigi, ma pur sempre un folle. Solo un folle. E’ statistico che ogni tanto accadano fatti simili, assicurano i saputelli della domenica. La responsabilità è di tutti i partiti, aggiungono altri pur di negare l’evidenza di un clima di odio politico che ha precisi mandanti culturali e giornalistici. Le citazioni che si potrebbero fare, qui, sono centinaia, a partire da un tizio – tizio di cui, abbiate pazienza, oggi non vogliamo neppure fare il nome – che qualche anno fa metteva nero su bianco frasi deliranti del tipo: «Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?». Ecco, di fronte a fatti come quelli accaduti oggi è giusto e doveroso discutere a lungo, ovvio, ma penso che negare a priori la responsabilità – la responsabilità di tutti, sia chiaro – per tutte le volte che abbiamo alzato troppo i toni o che non abbiamo impedito che altri li alzassero, sia pericoloso. Perché i folli ci sono, d’accordo, ma se sono davvero tali significa che difficilmente possono fare tutto da soli. Ne consegue che se ci limitiamo al comodissimo «è stato solo un folle», i veri folli siamo noi.