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Giorgio Napolitano non mi fa impazzire, anzi, ma sono sollevato. Non mi entusiasma affatto il suo passato politico e in parte quirinalizio – penso alla firma che avrebbe salvato Eluana Englaro o alla scelta, che tutt’ora ritengo assai discutibile, di promuovere il governo Monti – ma la sua rielezione mi tranquillizza. Soprattutto alla luce del contesto. Parliamoci chiaro: tra il divisivo Prodi e il radicale Rodotà, per non parlare dell’incubo, fortunatamente mai materializzatosi, della candidatura di Emma Bonino, questo scenario è di gran lunga il meno drammatico.

Certo, il Presidente ha la sua veneranda età e la sua legittima stanchezza. Meglio sarebbe stato – molto meglio, inutile negarlo – che una sana convergenza parlamentare ci avesse condotti  all’elezione di un’altra personalità capace di fare sintesi delle anime partitiche e culturali del Paese, penso soprattutto all’ipotesi Marini. Ma Renzi deluso, il casino in casa Pd, i franchi tiratori: purtroppo sappiamo com’è andata, e la storia non si fa con i “se”.  Buon lavoro dunque a Napolitano, al quale ora non spetta il compito, pure impegnativo, di essere il Presidente di tutti. Non solo.

Infatti il Presidente confermato deve prima di tutto tenere la barra dritta e ricucire un Parlamento oggi lacerato, con l’anima democratica in agonia, e i cui unici segnali di tregua, dopo la sua nomina, sono per ora le lacrime di Bersani e l’esultanza di Berlusconi, ovvero l’ammissione che quella collaborazione Pd-Pdl era la strada giusta e la gioia per averci creduto fin da subito. Grillo ed altri naturalmente gridano e grideranno all’inciucio, al golpe e a tutto il resto. Lasciamoli fare: dopotutto, è il loro mestiere. Chi ha senso di responsabilità ora ha il suo Presidente. Ed il dovere, con lui, di guardare avanti.

L’obbiettivo è lavorare, darsi da fare. Evitare che tante divisioni abbiano a ripetersi e, in prospettiva, pensare che la nuova classe dirigente non è più una eventualità ma una necessità, non un’opzione ma un dovere. E chissà che arrivi prima del previsto il giorno in cui, per il Colle, ci sarà l’imbarazzo della scelta; il giorno in cui ci sarà un uomo talmente rispettabile e competente, talmente esperto e stimato che il dubbio non sarà più se costui è pronto per il Quirinale, ma se il Quirinale è pronto per lui. Crediamoci, e quel giorno arriverà. Arriverà.