Bergoglio

Papa Francesco piace. E’ un fatto, e non è un male. I papi non devono essere simpatici, ma se lo sono – tanto più oggi -, meglio. Del resto, col suo fare umile e la sua storia da cardinale di strada, Jorge Mario Bergoglio conquista, affascina; parla col cuore e al cuore, improvvisa, antepone l’abbraccio al saluto, l’istinto al protocollo. Ha la carica dell’evangelizzatore nato, sempre in servizio. Davvero difficile, ascoltandolo, non rimanere quindi rapiti dalla passione quasi teatrale con cui divide parole e silenzi. E poi c’è quel nome, Francesco, che amalgama fede ed umiltà aggiungendo carisma ad un Papa che, per come si pone, ne avrebbe comunque.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché dal momento della fumata bianca, attorno alla Chiesa e nello specifico a Papa Francesco, s’è organizzata un’orchestra mediatica – la stessa che fino a ieri tuonava contro Benedetto XVI, e che ora si scopre redenta e francescana, appunto – decisa a suggerire l’agenda al nuovo pontefice. Trattasi di orchestra improvvisata ma curiosamente coordinata. E ce n’è per tutti i gusti: Eugenio Scalfari che assicura che per Papa Bergoglio «non possono esistere principi non negoziabili», il radicale Mario Staderini che in omaggio al francescanesimo pannelliano spera che ora la Chiesa venda tutto ciò che ha, Barbara D’Urso che si augura un aggiornamento dottrinale sull’aborto e i casi limite; e via di questo passo.

Papa Francesco è appena stato eletto e all’opera, ormai da qualche giorno, c’è dunque questa pittoresca orchestra di suggeritori che non ritiene di avere nulla da imparare ma parecchio da insegnare, come se fosse in corso un conclave mediatico, un referendum planetario sull’agenda del pontefice e su quelle che dovrebbero esserne le priorità. Il bello è che tutti i componenti dell’orchestra, purtroppo per loro, rimarranno presto delusi perché l’ex primate d’Argentina – chi ne dubita rilegga i suoi scritti – tutto ha in mente tranne che rivedere gli insegnamenti morali della Chiesa. Non è che non possa, non se la senta o ritenga i tempi non ancora maturi: non ci pensa proprio. I suoi interventi anche recentissimi lo attestano con estrema chiarezza.

Perché dunque, in mezzo all’entusiasmo di credenti vecchi e nuovi per il nuovo Papa, questa orchestra mediatica ha scelto di comporsi e di iniziare la propria esibizione di consigli non richiesti al nuovo pontefice, il quale non risulta abbia ne abbia finora mendicato alcuno, mentre invece ha chiesto – e da subito – delle preghiere? La risposta è una ed è anche molto semplice. Chi si aspetta novità dalla Chiesa, chi pensa che la Chiesa abbia bisogno di aggiornarsi, non ha ancora capito che la novità già c’è ed ha un nome ed un volto ben definito: quello di Gesù Cristo risorto. E’ Lui l’ispiratore, la garanzia della svolta, il centro di tutto. Tolto di mezzo il Figlio di Dio non già la dottrina ma tutto quanto scadrebbe fino a ridursi ad essere – per dirla con Papa Francesco – «Ong pietosa ma non la Chiesa sposa del Signore».

E’ questo che le manine laiciste che s’illudono di scrivere l’agenda Bergoglio non capiscono: arrivano tardi, perché è già stata preparata duemila anni fa, lontano da qui. E’ stata scritta con sangue innocente e pubblicata come la notizia più grande di tutti i tempi: un Uomo ha vinto la morte. L’ha sconfitta una volta per tutte, come solo il Signore della Vita poteva fare. Ha lasciato il sepolcro dov’era stato riposto ed è tornato vittorioso e vivo, in carne ed ossa. Senza odio nel cuore ma disposto a perdonare chi non lo aveva capito allora e chi, ancora, non lo comprende oggi. E’ a Lui solamente che fa riferimento Papa Francesco e non saranno certo le accanite sirene mondane – purtroppo per Scalfari e per gli altri – a fargli cambiare idea. Capito, amici laicisti? La novità nella Chiesa già c’è: sta a noi accoglierla oppure volgere lo sguardo altrove, soffermandoci sul secondario.