Principi non negoziabili

Alle urne manca ormai poco, questione di giorni se non di ore. A breve sapremo quindi chi avrà l’onore e l’onere di guidare il Paese ma fino a quel momento, fino a prima delle urne, è bene ripetere – soprattutto all’elettorato cattolico, così insistentemente sollecitato dal Magistero su questo versante – che cosa sono gli ormai famosi principi non-negoziabili in base ai quali dovrebbero orientarsi e formulare (anche) le loro preferenze politiche. Partiamo dal ricordarli sottolineando che, in estrema sintesi, essi sono tre: la vita – da tutelarsi in ogni fase, a partire dal concepimento -, la famiglia – da promuoversi come società naturale fondata sul matrimonio – e la libertà educativa – da assicurarsi a tutti i genitori nei confronti dei loro figli.

A questo punto chiariamo subito un aspetto importante ma spesso oggetto di equivoco: questi non sono – come talvolta viene erroneamente detto – “valori” bensì, appunto, principi. Differenza fondamentale se si pensa che il concetto stesso di valore rimanda, per la sua validità, all’accoglienza o al rifiuto che riceve; viceversa un principio è, per così dire, uno scalino sopra, in quanto postulato indimostrato e provvisto di una sua evidenza propria, di ragione, che neppure abbisogna di ulteriori conferme sul piano argomentativo. Esempio: che uccidere sia male è assolutamente vero, sempre e comunque. Anche se delle leggi formalmente corrette – pensiamo alla legislazione nazista, ad esempio – lo permettessero.

Questo significa che i principi non-negoziabili, paradossalmente, rimangono tali anche se sono negoziati, mercanteggiati o calpestati. Il politico di turno, cioè, nel proporre o nell’emanare un provvedimento può scegliere di chiudere un occhio sulla difesa della vita o sulla tutela della famiglia, ma questa scelta rimarrebbe del tutto sua, personale, e in nulla depotenzierebbe l’urgenza di battersi per il rispetto della dignità umana dentro e fuori il contesto familiare. I principi non-negoziabili più di altri, insomma, sono validi in quanto tali, non hanno bisogno di dimostrazioni ma solo di un riconoscimento, perché – come detto – pre-esistono e continuerebbero a rimanere veri anche al di là delle nostre singole condotte di uomini e di cittadini, del nostro appoggio o della nostra avversità.

Particolarmente toccanti, nonostante la loro antichità, sono in questo le parole dell’eroina sofoclea Antigone, quando dichiara a Creonte: «Altre leggi furono imposte agli uomini; e i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero, da far sì che le leggi dei Celesti, non scritte, e incrollabili, potesse soverchiare un mortale: ché non adesso furono sancite, o ieri. Eterne vivono esse; e niuno conosce il dì che nacquero» (Sofocle, Antigone, vv. 452-457; trad. di E. Romagnoli). Ecco, attualizzando potremmo dire che i principi non-negoziabili sono quelle «leggi dei Celesti, non scritte, e incrollabili». Incrollabili perché se non vengono osservate – come abbiamo visto – non ne risentono affatto, anzi rimangono al loro posto, mentre è l’equilibrio stesso della società, semmai, a risentirne.

E qui arriviamo al passaggio-chiave delle nostre brevi istruzioni per l’uso: perché si tratta di principi non-negoziabili? Abbiamo illustrato, sia pure brevemente, la differenza fra valore e principio; sulla non-negoziabilità possiamo invece dire questo: sono non-negoziabili quei particolari principi – appena tre, abbiamo visto – dai quali discendono tutti gli altri e non solo per importanza, ma anche per sensatezza. Prendiamo, per esemplificare, il caso del furto: la tutela della proprietà privata e quindi la condanna del furto è un principio? Indubbiamente sì. Viene però successivamente a quello, già ricordato, del non uccidere: come farei infatti a chiedere ad una società dove, poniamo il caso, l’omicidio è legalizzato di mettere (o mantenere) fuorilegge il furto? Sarebbe semplicemente assurdo e moralmente schizofrenico.

Per questo è bene – in politica e non solo – riferirsi sempre ai principi non-negoziabili: perché un dialogo senza premesse comuni sugli aspetti fondamentali è pura perdita di tempo o, peggio, ipocrisia. Perché non ho alcuna speranza, facendo un altro esempio, di convincere realmente Tizio che pagare le tasse sia bene e non farlo sia male se non l’ho prima persuaso del rispetto da portare a Caio in quanto uomo. Una convergenza universale su vita, famiglia e libertà educativa è difficile? Certo che lo è, soprattutto oggi. Ed è proprio per questo, proprio per la consapevolezza delle vere urgenze e per una sconfinata fiducia nel confronto che la Chiesa seguita a proporre una riflessione su questi principi. Perché sa che è impossibile accompagnare l’uomo alla fede se non l’ha prima convertito alla ragione, e non può averlo convertito alla ragione se non l’ha messo al corrente di ciò che, prima che altrove, è già scritto nel suo cuore.