perdonare

Mi rallegrano ma non mi stupiscono gli esiti di un interessante lavoro che, monitorando 200 giovani, ha messo in luce come il perdono – ancora più di una generica distrazione – sia un esercizio positivo per il sistema cardiovascolare [1]. Non mi stupiscono sia perché altre ricerche hanno rilevato l’effetto positivo del perdono sulla salute [2] sia perché, spesso, non esiste altro modo per liberare il cuore dalle croste del risentimento e far così ripartire l’esistenza arricchendola di un piacevole imprevisto. Perché il perdono prima di tutto è questo: un imprevisto.

Lo aveva ben compreso Hannah Arendt (1906-1975): «L’atto del perdonare non può mai essere previsto; è la sola reazione che agisca in maniera inaspettata e che quindi ha in sé, pur essendo una reazione, qualcosa del carattere originale dell’azione. Perdonare, in altre parole, è la sola reazione, che non si limita a re-agire, ma agisce in maniera nuova e inaspettata» [3]. Il perdono come sorpresa, dunque, come feconda innovazione, come cambiamento di programma, come realtà nuova iniettata in quella esistente.

Ebbene, se il perdono è tutto questo – e molto altro ancora – non davvero è possibile stupirci del fatto che ci aiuti concretamente a vivere meglio e, magari, a vivere pure di più. Quello che invece mi stupisce è la nostra incapacità, spesso, di non capirlo. O, più ancora, la nostra abilità nel dimenticarlo; quando dimentichiamo di perdonare. Quando ci scordiamo perfino l’esistenza di questo esercizio così salutare per la nostra vita e per quella degli altri. Ma soprattutto dimentichiamo che a perdonare, prima di tutto, liberiamo noi stessi.

giulianoguzzo.com

Note: [1] Cfr. Larsen B.A. –Darby R.S. – Harris C.R. – Nelkin D.K.  – Milam P.  – Christenfeld N.J.S. (2012) The Immediate and Delayed Cardiovascular Benefits of Forgiving. «Psychosomatic Medicine»; Vol. 74 (7); [2] Cfr. Zheng – X. – Fehr R. – Tai K. – Narayanan J. – Gelfand M.J. (2015) The Unburdening Effects of Forgiveness. Effects on Slant Perception and Jumping Heigh. «Social Psychological and Personality Science»; Vol.6(4):431-438; [3] Arendt H., The Human Condition, The University of Chicago, Chicago 1958 (trad. it. Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1998, pp. 177-178).

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