oscar

Ogni competizione elettorale ha il suo outsider professionista, colui che porta davvero aria fresca, rinnovamento e provocazione in una gara altrimenti se non scontata almeno prevedibile. La scorsa volta, nel 2008, toccò a Giuliano Ferrara e alla lista pazza contro l’aborto, mentre oggi è la volta di Oscar Giannino e del suo Fermare il declino. Di che si tratta? Di rivoluzione, dinamite, non lifting ma rilancio integrale del Paese. La prima caratteristica di Fermare il declino – lista sostenuta, per il momento, più da imprenditori e professionisti – è infatti quella di essere, almeno nelle intenzioni, piccola ma interclassista, minuta ma col megafono rivolto ovunque nella convinzione che ovunque questa crisi debba essere stanata e superata.

Per fare questo Giannino, come abbiamo detto, propone ricette forti che possono essere in estrema sintesi riassunte così: più società meno Stato, più mercato meno burocrazia, più libertà di impresa meno manette fiscali. La scommessa è dunque forte, soprattutto per un Paese come il nostro, che pare così conservatore ed allergico a riforme strutturali; forte e non solo economica. Infatti, rispetto ad altri partiti, una peculiarità di Fermare il declino è quella per esempio di puntare su un aspetto poco considerato eppure centrale: quello demografico. Sotto questo punto di vista, sostiene Giannino – ponendosi in scia a quanto pensa uno studioso come Roberto Volpi -, siamo un Paese già morto. Ma la rinascita è possibile. Possibile e doverosa.

Una rinascita non solo economica dunque, ma integrale. Perché la società, ancorché tramortita da decenni di spese folli e folle burocrazia, ha ancora la possibilità di ripartire. E in questo Giannino, a ben vedere, manifesta una sorprendente fiducia antropologica ed italiana. Ce la possiamo fare – è il suo pensiero – dipende da noi, non da Lady Spread, Papà Stato o Mamma Burocrazia. Il messaggio è questo. E convince. Il solo limite di questa proposta elettorale, in aggiunta al linguaggio di Giannino – che tradisce cultura enciclopedica ma forse manca di potabilità elettorale -, è la non chiarezza su alleanze in assenza delle quali, anche andasse alla grande, Fermare il declino rimarrebbe un raffinato petardo.

Criptico su Monti, da quanto si capisce Giannino non sopporta (più) Berlusconi – non in quanto Silvio, ma in quanto Berlusconi mancato, in quanto, a suo dire, rivoluzionario a parole  – e sopporta ancor meno quella sinistra che agita lo spettro dell’ennesima patrimoniale, come se non ce ne fossero già abbastanza. Parole più tenere sono riservate ai leghisti, criticati per un’alleanza troppo lunga ed infruttuosa col Cav, e tenerissime a Matteo Renzi, verso il quale il buon Oscar usa toni di stima autentica, cauti, quasi sussurrati. Morale? Non so che ne sarà di Fermare il declino, ma sono convinto che la sua presenza faccia bene alla politica. Che porti ritmo ed idee in una campagna elettorale, e soprattutto in un Paese, che ne ha grande bisogno.