Non sai se ridere o se piangere nel leggere le parole di Emiliano Dante, regista del film «Limen (Omission)», pellicola che racconta il cristianesimo fondamentalista: «Ho pensato di costruire un film dove i cristiani fossero gli intolleranti, in una sorta di eresia fondamentalista […] qualche tempo dopo mi resi conto che la mia sceneggiatura non era poi così fantastica: Roberto Sandalo, ex terrorista di Prima Linea, era stato arrestato per gli attentati alle moschee e ai centri culturali islamici di Abbiategrasso e Brescia. Aveva messo su una sorta di “Fronte cristiano combattente[…] oggi, e nel mio film c’è, mi pare ci sia un tentativo di tornare indietro, verso forme di tradizionalismo che a tratti sfociano nella intolleranza» [1].

Ora, a parte che Roberto Sandalo ha avviato la sua “carriera” prima in Lotta Continua e poi in Prima Linea – dunque col cattolicesimo, per dire, c’entra meno di Luce Caponegro, in arte Selen, che per confermarsi cattolica ha fatto la cresima, mica un attentato – considerare questo terrorista come emblema o spunto di «forme di tradizionalismo» equivale a considerare Aldo Biscardi simbolo dell’Accademia Nazionale dei Lincei: non ci siamo. Poi è chiaro che la pellicola di Dante è un racconto, un’opera di fantasia. Però in tempi nei quali i cristiani vengono trucidati quotidianamente – nel mondo ne viene ammazzato uno ogni 5 minuti, stima ottenuta considerando una somma inferiore ai 130.000 martiri all’anno conteggiati dai sociologi Grim e Flinke [2] – sarebbe stato più  opportuno un film che denunciasse il fondamentalismo contro i cristiani.

E invece no. Silenzio e ancora silenzio su questa mattanza planetaria. Sì, sul tema qualche servizio al telegiornale ogni tanto c’è, ma stiamo obiettivamente parlando del minimo sindacale. Perché i martiri cristiani, al di fuori delle chiese (e talvolta neppure in quelle), non si commemorano mai. Sui cristiani è anzi lecito scherzare e non solo perché – come ha notato il sociologo Philip Jenkins – l’anticattolicesimo è ormai «l’ultimo pregiudizio accettabile» [3], ma pure perché in un clima di politically correct nel quale non si può criticare nessuno tanto vale prendersela, sai che coraggio, coi più tolleranti di tutti. Ma sui massacri contro i cristiani, dicevamo, nulla o quasi. Al punto che viene il dubbio che un fondamentalismo, anche fra noi che ci dichiariamo democratici, vi sia davvero: quello del silenzio.     

[1] L’Adige, 16/10/2012, p. 10; [2] Cfr. Grim B.J. – Flinke R. The Price of Freedom Denied: Religious Persecution and Conflict in the Twenty-First Century (Cambridge Studies in Social Theory, Religion and Politics) Cambridge University Press, Cambridge 2011; [3] Jenkins P. The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003.