Adesso basta. Basta. Non è possibile che si discuta all’infinito sulla presunta eutanasia o richiesta di morire del cardinal Martini. Non è possibile che Vito Mancuso, che oltretutto passa per uno sveglio, seguiti – come ha fatto anche ieri – a scrivere inesattezze sulla morte dell’ex arcivescovo di Milano.

Il presunto scoop del teologo progressista arriva dalle parole della nipote di Martini, l’avvocato Giulia Facchini, la quale su La Stampa ha scritto di una dottoressa «esperta di cure» che, sedandolo, avrebbe «accompagnato alla morte» il biblista morente. Parole che hanno fatto saltare sulla sedia Mancuso, che, stupito da non si sa che cosa, ha scritto che «il compito di una democrazia» dovrebbe essere quello di «dare ad ogni cittadino il medesimo diritto esercitato da Martini, cioè chiedere, e ottenere, di “essere addormentato” per giunta senza paura alla fine» (La Repubblica, 26/09/2012, p. 30).
Di qui il dubbio: ma Mancuso ci è o ci fa? Non sa che Martini è spirato alle 15:45 di venerdì 31 agosto dopo già da giovedì sera, praticamente un giorno prima, si sapeva che la sua morte, in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni, sarebbe stata questione di ore? Non sa Mancuso che il giornale per cui scrive aveva già precisato che il cardinale è stato «lucido fino all’ultimo» e che il suo «decesso è avvenuto nel sonno» (La Repubblica, 1/9/2012, p. 18).
Ancora, non sa Mancuso che da Gianni Pezzoli, direttore dell’unità di neurologia del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, sappiamo che il cardinal Martini – che purtroppo era malato Parkinson da 17 anni – è sempre stato «molto scrupoloso nell’assumere farmaci e non ha mai detto “questo non lo voglio”»? E infine non sa Mancuso che, nelle condizioni disperate in cui si trovava, il cardinal Martini non ha ottenuto alcuna iniezione letale bensì una umanissima sedazione per lenire le sofferenze, esplicitamente legittimata dalla Chiesa come ribadito anche da Pio XII, che in un discorso del febbraio 1957 – riferendosi ai malati di cancro e, più in generale, ai pazienti affetti da altre patologie inguaribili – in modo lapidario ed inequivocabile disse che «è lecito da parte del medico l’uso di tecniche che tolgano il dolore e la coscienza (e quindi la sofferenza totale, n.d.s.) se anche ciò dovesse abbreviare la vita del paziente morente»?
No, pare che tutte queste cose né Mancuso né Eugenio Scalfari, che ha commentato l’intervento dell’intellettuale vergando a sua volta una gran sciocchezza («tra la sedazione e il distacco da macchine, nella sostanza, non c’è alcuna differenza»: ma la sedazione terminale, che in nulla arrorcia la vita del paziente [1], non è l’iniezione letale!), le sappiano. E allora perché si avventurano scrivendo su cose che ignorano? Perché insistono? Perché affermano che Martini è stato “addormentato”, facendo intendere che abbia così ottenuto l’eutanasia, quando invece gli addormentati, con tutto il rispetto, sembrano loro?

[1] Cfr. Maltoni M. – Scarpi E. et al. (2012) Palliative sedation in end-of-life care and survival: a systematic review. «Journal of Clinical Oncology»;30:1378-83