Liberatelo. Subito. Se dopo aver lucidamente sterminato 77 innocenti – vale a dire 12 volte le vittime di Jack lo squartatore, 5 volte quelle di Desalvo, lo “strangolatore di Boston”, e più del doppio di quelle del famigerato Ted Bundy – la punizione sono 21 anni in un carcere con palestra, enciclopedia «on line» e una cella più confortevole delle stanze dove dormono tanti turisti in terre norvegesi, non c’è dubbio: Breivik deve essere liberato. La pena captiale è bandita e non si può prenderlo per il collo? Benissimo. Ma almeno, cari amici nordici, evitate di farvi prendere per il culo. Per voi sarebbe un’altra condanna e non la meritate; non da un essere simile, che ha eliminato decine di vostri fratelli e che oltretutto seguita a provocare («Chiedo scusa per non aver ucciso di più»). Lo abbiamo detto: la pena di morte non è prevista. Però la “pena di vita” – passatemi l’espressione – sì: quindi liberatelo dall’albergo cui è destinato e richiudetelo nella cella della vergogna, dell’eterna diffidenza e della rabbia altrui. Magari cambierà, magari no: la cosa non deve preoccuparvi. E se un giorno – magari non molto lontano – per caso fosse trovato morto, che Dio abbia pietà della sua anima e che abbia degna sepoltura. Ma indagini sul suo decesso, autopsia e tutto il resto, no. Non è il caso.