Ha ammesso tutto quello che c’era ammettere, di getto. Non si è fermato nemmeno davanti al bombardamento continuo dei flash che ha trasformato la sua conferenza stampa in un solarium. Alex Schwazer è andato dritto verso la verità, consapevole del fatto che sarebbe stata per molti versi la marcia più umiliante della sua vita. Eppure non si è tirato indietro. Ho sbagliato – ha detto – ma lo sapevo già. Perché avrei potuto benissimo evitare il controllo antidoping e non l’ho fatto; non ce la facevo più. E’ come se una volta compiuto quel gigantesco errore l’eroe di Pechino avesse maturato la scelta di vuotare il sacco. Aspettava solo il momento giusto per farlo. Ebbene, quel momento è arrivato prima a casa sua, con i controlli antidoping, e poi nella conferenza stampa di ieri, durante la quale le lacrime hanno abbondantemente rigato il suo volto al posto del sudore. E in un certo senso, più che lacrime, erano davvero gocce di sudore. Perché ammettere i propri errori in mondovisione costa molta, molta fatica. Ma Alex, che di fatica se ne intende, ha scelto deciso la strada più impegnativa. Ed ora che per un bel pezzo, probabilmente per sempre non potrà più gareggiare, è l’Italia dello sport – quella libera da moralismi e incompetenza – che deve mettersi in marcia verso di lui per l’abbraccio che si merita. Alla grande.