«Io sono il Jocker». Queste le parole che James Holmes, il giovane autore della strage avvenuta in un cinema nei sobborghi di Denver, ha detto ai poliziotti che lo hanno arrestato. Un biglietto da visita non casuale data la scelta di Holmes, che per uccidere ha scelto la prima di “Il Cavaliere Oscuro: il ritorno”, ultimo episodio della saga di Batman. Pazzia? Piano premeditato? Entrambe le cose? E’ troppo presto per dirlo.

Sarebbe però pericolosa e limitante la tentazione, che pure sorge spontanea in ciascuno di noi, di pensare ad altro e liquidare il tutto come un “caso”, come la tragica epifania di una mente malata e in questo caso armata. Una tentazione limitante, dicevamo, per diverse ragioni. Anzitutto perché simili episodi sono già accaduti – pensiamo alle stragi avvenute in questi anni nelle scuole americane: Columbine 1999 (13 morti); Red Lake 2005 (7 morti), Virginia Tech 2007 (32 morti) – e poi perché ricorrere alla voce «follia», a ben vedere, sa molto di scorciatoia.

Beninteso: dicendo questo non si intende insinuare che il mondo sia pieno di potenziali James Holmes pronti a fare irruzione nei cinema; si vuole invece sottolineare l’esistenza, in tempi di buonismo e di politicamente corretto, di un tabù: il Male. Pensiamoci: ammettiamo e denunciamo l’esistenza della corruzione, del tradimento e della sofferenza, però preferiamo evitare di parlare del Male. Anche quando si manifesta apertamente, come in Norvegia con Breivik o a Denver. Anche quando, con un ghigno diabolico, ci rivela l’ultima delle sue infinite identità: «Io sono il Jocker».