La notizia – finora rimasta senza smentite – è di quelle che contano: Pier Ferdinando Casini apre alle coppie di fatto. Beninteso: non si tratta di un’indiscrezione bensì di una sua esplicita ammissione nel corso di un’intervista nella quale afferma: «E’ giusto riconoscere diritti alle coppie conviventi ma per noi è impossibile parlare di matrimoni gay» [1]. Proprio così, avete letto bene.

E dire che il Nostro, su questi temi, sembrava avere le idee chiare. Pensiamo a quando respingeva i Dico definendoli un «pasticcio che smantella la famiglia e non risolve alcun problema» [2]; a quando, tutto felice, spiegava che in Parlamento, sempre sui Dico, non c’erano i numeri [3]; a quando dall’Unione di Centro guidata da Casini si affermava sicuri: «Nessuna forma di riconoscimento pubblico alle coppie di fatto» [4]. Altri tempi.

E che dire di quella volta in cui, replicando a Gad Lerner sulle colonne di Repubblica, il bel Pier Ferdinando tuonava in prima persona e motivatamente contro le coppie di fatto? Ecco come si esprimeva: «Insisto. Le coppie di fatto nascono dalla consapevole scelta di un vincolo allentato e non legalizzato. Quel vincolo che manca è anche una garanzia in meno per i figli, che nella loro debolezza sono la parte che merita la difesa più forte. Per questo avrei votato contro il riconoscimento delle coppie di fatto. E continuerò a battermi perché il confine legislativo tra matrimonio e convivenza sia nitido e preciso» [5].

Parole che, comparate a quelle di oggi, sembrano di un’altra persona. Ma il lato più curioso di questa notizia sta nelle stesse parole di Casini, che apre alle coppie di fatto negando però ogni possibilità ai matrimoni gay. Forse non sa, il Nostro, che il modo migliore per preparare i matrimoni gay è proprio quello di «riconoscere diritti alle coppie conviventi» omosessuali. Lo dice una fonte di massima credibilità: l’esperienza. Infatti, «la prima coppia omosessuale ad essersi sposata in chiesa» lo ha fatto qualche settimana fa in Danimarca «nella chiesa luterana evangelica di Frederiksberg di Copenhagen» [6].

Ebbene, la Danimarca non è un Paese qualsiasi: è il stato primo Paese al mondo ad aver riconosciuto alle coppie omosessuali conviventi «tutti i diritti ed i doveri in merito ad eredità, donazioni, pensioni, tasse, obbligo di assistenza reciproca, diritto a subentrare come titolare nell’ appartamento in affitto in caso di morte di uno dei partner, ripartizione dei beni comuni in caso di separazione» [7]. Quindi, per quando uno possa dire che «è impossibile parlare di matrimoni gay», se si riconoscono i «diritti alle coppie conviventi» la strada che si imbocca – piaccia o meno – è quella. E sono Casini.

[1] http://qn.quotidiano.net/politica/2012/07/16/744529-casini_offre_patto_bersani.shtml; [2] No di Casini, Berlusconi cauto: prima leggo. «Corriere della Sera», 10/2/2007, p. 5; [3] Cfr. Conferenza sulla Famiglia Gli auguri del Papa alla Bindi. «Corriere della Sera», 15/5/2007, p. 12; [4] Temi etici, le posizioni dei partiti. «Corriere della Sera», 30/3/2008, p. 3; [5] La famiglia prima di tutto anche per me separato. «La Repubblica» 26/2/1999 p. 10. [6] Superato l’ultimo limite: nozze gay in chiesa. «Il Giornale», 19/6/2012, p. 12; [7] Cfr. Fatidico sì per le coppie gay. «La Repubblica», 3/10/1989, p. 23.