Gli Oscar, sfilata del divismo decadente

Da quando a Ennio Morricone non fu assegnato l’oscar per la colonna sonora del film Mission, la natura farsesca della notte hollywoodiana dovrebbe esser nota  Lo smoking con gonna di Billy Porter, applaudito come «gender free», è dunque in sintonia con la mancanza di serietà di una cerimonia dove oltretutto il progressismo si respira a pieni polmoni e dove il massimo dell’aspirazione, ironizzava l’anno scorso il comico Jimmy Kimmel, è la statuina di un «uomo ideale» perché evirato.

Un declino estetico ed etico che non sarebbe bello manco fosse un film, invece è perfino reale. Non è un caso che da quelle parti, ormai, circoli solo più un ultimo grande uomo, Clint Eastwood, e che costui vada per i novanta. E non è un caso neppure che sia sempre lui, con il rude ma schietto Walt Kowalski di Gran Torino, altro capolavoro senza oscar, ad ispirarci il modo migliore per commentare questo divismo androfobo e decadente, oggi in festa per i vestiti peggiori: maledetti barbari.

Giuliano Guzzo