«Scriviamo un libro?». Quando Marco Scicchitano mi telefonò con questa proposta, confesso, fui preso alla sprovvista. Dirò di più: ero in sincera difficoltà. Il lavoro, le conferenze di quel periodo e gli impegni già assunti erano infatti già assai numerosi. Dove trovare allora il tempo per scrivere? Inoltre, per quanto allettante, l’idea era in sé, a sua volta, problematica: io sto a Trento, lui a Roma – pensai -, io ho una formazione sociologica, lui da psicologo psicoterapeuta, dunque come e che cosa potremmo mai scrivere, noi due? No mi spiace, non si può fare. Impossibile. Le ultime parole famose…

Ecco, Restare umani, il libro che oggi esce, è nato così: come una proposta che è stata, almeno per me, anche una sfida; come una collaborazione tra amici che, pur lavorando a 600 km di distanza l’uno dall’altro, si sono alla fine convinti – grazie anche alla disponibilità di un editore, Citta Nuova, che da subito ha creduto molto nel progetto – che fosse il caso di mettersi all’opera insieme. Come mai? Per un motivo molto semplice, a ben vedere già riassunto nel titolo: la crescente emergenza antropologica che alimenta, appunto, l’urgenza di restare umani o forse, addirittura, di riscoprirsi tali.

Perché in alcuni casi, in effetti, il limite è stato da tempo superato. E si dà il caso che, là dove il limite venga meno, pure l’umano cessi di esser tale, snaturandosi e finendo col parodiare malamente il divino. Per questo il libro non si concentra su un solo versante ma – cercando di offrire una prospettiva insieme psicologica e sociologica – si propone di esplorarne ben sette: la generazione, la differenza tra maschile e femminile, la sessualità, l’aborto, gli innesti tecnologici nel corpo umano, l’essere cittadini di una civiltà globale, la morte. Sette temi nei quali, converrete, quella del «restare umani» è davvero una sfida, per non dire un’emergenza.

Un’emergenza che esige di essere mostrata per quello è, senza giri di parole e senza comodi eufemismi, nella consapevolezza che solo soffermandosi sulle trappole di una contemporaneità traboccante di «saperi» ma povera di «Sapere», e dunque paralizzata dinnanzi ad una domanda semplice ed enorme insieme – chi è l’uomo? -, è possibile arrestarne la disumanizzazione. Restare umani è dunque insieme un libro e un invito a non sottovalutare le insidie delle trasformazioni biotecnologiche e di costume delle quali, quotidianamente, siamo testimoni ma, soprattutto, protagonisti.

La tentazione è infatti credere che la crisi antropologica non ci riguardi, mentre invece interpella ognuno di noi come una sfida in cui le possibilità non sono vincere o perdere, ma resistere o perdersi.  Tertium non datur. Con l’amico Marco Scicchitano abbiamo dunque deciso di offrirvi, con questo volume, uno strumento che offra ragioni per capire, ma anche per sperare. Sì, perché nel momento in cui si comprendono da un lato la reale posta in gioco – che è immensa -, e, dall’altro, la forza delle ragioni di chi crede nell’inalienabile dignità della persona umana, quel senso di rassegnazione che spesso ci visita, a poco a poco, si dirada. E tutto inizia a fare meno paura.

Giuliano Guzzo

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