Nell’epoca del politically correct tutto è possibile. Anche che si cambi il finale di un’opera, con una donna che anziché morire uccide, spacciando ciò – come ha fatto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, con riferimento alla «Carmen» di Bizet andata in scena alla prima del nuovo allestimento dell’Opera della sua città – per «messaggio culturale, sociale ed etico che denuncia la violenza sulle donne, in aumento in Italia». Ora, pur non andando pazzo per l’opera, cerco comunque di coltivare un buon rapporto con la verità. Per questo non posso che includere una simile trovata fra le più riuscite manifestazioni del ridicolo. A scapito, sia ben chiaro, proprio del contrasto alla violenza sulle donne.

Non ci si può infatti nascondere come, da anni, si sia scelto di trasformare il “femminicidio” da tema prioritario a tormentone, da presunto allarme sociale a vero ritornello nazionale, da problema da affrontare a passaporto terminologico da esibire ai gendarmi della Cultura dominante. Col risultato che puoi infischiartene bellamente, ormai, di ogni principio e valore fondamentale: basta che t’inventi un’iniziativa, anche la più insensata, contro la violenza sulle donne e passi subito per benefattore, filantropo, eroe civile. E pazienza se dell’allarme “femminicidio” non v’è traccia statistica; se tutto abbia solo il sapore plastificato dello spot, se esiste, censuratissima, pure la violenza contro gli uomini.

Perché ciò che conta non è affatto il valore del rispetto – che dovrebbe essere asessuale e universale, non ad intermittenza -, ma solo ingraziarsi l’Inquisizione laica del politicamente corretto. Anche se si è costretti a dire totali idiozie. In effetti, la ragione risulta oggi detronizzata dalla reputazione, con la convenienza di un pensiero che viene prima della sua sostanza. Non conta cioè essere profondi, ma presentabili. Per questo molti appaltano il proprio spirito critico, barattano la mente con la moda, fino a convincersi che manomettere un’opera teatrale possa essere un’opera buona. Il che conferma come, per quanto ci si sbizzarrisca, lo spettacolo più assurdo è destinato a rimanere la realtà.

Giuliano Guzzo

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«Un passo gigantesco oltre la sociologia» (Tempi)

«Bellissimo libro» (Silvana de Mari, medico e scrittrice)

«Un libro che sfata le mitologie gender» (Radio Vaticana)

«Un’opera di cui ho apprezzato molto l’ironia» (S.E. Mons. Luigi Negri)

«Un lavoro di qualità scientifica eccellente» (Renzo Puccetti, docente di bioetica)

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