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E’ netta come un’evidenza e forte come un ceffone la realtà che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi – stando a quanto riferisce Maria Teresa Meli sul Corriere – si è trovato davanti, riassunta da un sondaggio secondo cui due terzi degli italiani sono contrari alla «stepchild adoption». Di che si tratta? Sostanzialmente dell’«adozione per le coppie gay», come oggi titola – con rara onestà giornalistica – anche il sito del quotidiano milanese. La botta demoscopica sarebbe stata tale da indurre lui, il battagliero Premier fiorentino, ad una brusca frenata e, precisa la Meli, a «dare la linea della libertà di coscienza sul voto e dello scrutinio segreto su questo punto». Orbene, sapete che vuol dire? Vuol dire che se dici famiglia il popolo italiano pensa ancora – e nettamente – a mamma femmina e papà maschio. Stop.

Significa che neppure il lavaggio del cervello cui ci stanno sottoponendo da anni ha funzionato. Non sono cioè servite le tramissioni televisive dove tutti, eccetto l’Adinolfi, il Giovanardi o la Roccella di turno, canticchiano all’unisono la filastrocca del LoveisLove. Non sono bastati i tweet arroventati di Elton John, né i risolini di compatimento a Che Tempo che fa destinati al sindaco di Venezia. E neppure è bastato ripetere che «tutti gli studi» dicono che l’importante per un figlio è l’amore, studi con campioni ridicoli e condotti con fine predeterminato: ma questo non viene detto, ovvio. Significa insomma che hanno ragione gli amici che dicevano che lo scorso 20 giugno, in piazza San Giovanni, non c’era un milione di persone. Quella era una balla degli ultracattolici. C’era infatti molta, molta più gente ancora. E adesso se ne stanno accorgendo, correggendo il tiro, pure al Governo. Meglio tardi che mai.

giulianoguzzo.com

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