giulianoguzzo

 

 

 

 

 

 

 

 

E sono già tre candeline. Certamente poche per prendersi chissà quali meriti, ma senza dubbio abbastanza per pensare che da quando, il 4 luglio 2012, pensai di aprire questo blog, molto è cambiato; non tanto per le centinaia di visite giornaliere, per gli ottocentocinquanta post né per il quasi mezzo milione di viste complessive, ma perché – benché non scritto, anche se quasi quotidianamente rinnovato – si è rafforzato un patto fra me ed i lettori: quello che, da un lato, vede il sottoscritto impegnarsi per offrire riflessioni, informazioni e notizie non scontate, e che, dall’altro, trova l’attenzione di una moltitudine di persone, con diverse delle quali è nato un bel rapporto di amicizia. Un do ut des senza secondi fini, dunque, se non quello dello scambio leale, del desiderio reciproco di migliorare e migliorarsi. In particolare, so per certo che il blog, ormai, è un punto di riferimento per tanti del mondo pro-life e pro-family italiano. La cosa naturalmente mi onora, perché si tratta di battaglie decisive – evidentemente –, e non solo per l’Italia.

A questo riguardo, il mio impegno sarà quello di continuare in un punto di vista politicamente scorretto senza però cercare lo scontro, di rottura ma senza arrivare alla divisione. E’ una contraddizione, lo so. Tuttavia non è contro qualcuno bensì contro qualcosa, che sento di scrivere. Precisamente contro la menzogna e il rovesciamento del reale, contro cioè tutto quello che falsamente ci unisce per poi realmente allontanarci, consegnandoci ad aspirazioni individualistiche che sono, da sempre, antipasto della solitudine. Tutto questo con la speranza, alla fine d’ogni singolo articolo, di potermi almeno idealmente concedere una birra con ognuno di voi, cari lettori. Per il gusto impareggiabile che i singoli sorsi di buona birra regalano, certo. Ma anche perché mi sono fatto l’idea che se escludi a priori l’incontro col prossimo, chiunque lui sia, tutto quello che alla fine fai o che pensi o scrivi non lo stai facendo per nessun altro se non per te stesso. E credo che vivere così, mettendosi sul piedistallo quando ci sono tante panchine dove si starebbe bene in due, sia uno spreco. Un po’ come dimenticare sul tavolo, in un caldo giorno d’estate, una birra fresca.

Annunci