gender

Nei giochi di prestigio, quelli eseguiti bene si capisce, anche se non si vede minimamente il trucco c’è. Nessun mago serio svelerà mai come e quando, ma il trucco c’è. Sempre. E per la teoria del gender è lo stesso: è un inganno con trucco, che però nessuno vuole svelare. L’inganno sta nel voler cancellare le differenze fra uomo e donna – le differenze non le disparità, sulle quali siamo (spero) tutti in disaccordo – chiarendo che non si intende affatto farlo; il trucco sta quindi nell’agire senza farlo capire, o addirittura negando platealmente.

Ora, non è chiaro se il teologo Vito Mancuso abbia seguito corsi di prestidigitazione, ma come mago non sembra valere molto. Infatti nel suo pezzo su Repubblica di ieri prima sottolinea che la teoria del gender sarebbe «una costruzione polemica che nella realtà non esiste», poi che «un essere umano, per quanto attiene alla sua sessualità, non è definito unicamente dal corpo biologico» (scusate, chi sostiene una roba simile? Dove? Quando?) e, infine, si contraddice alludendo a «nuovi modi di essere maschi e di essere femmine» diversi dai «modelli tradizionali», cioè il succo della teoria del gender.

Ricapitolando: nessuno intende ridurre l’identità maschile o femminile al dato biologico. Nessuno crede che l’identità sessuale non sia anche l’esito dello stratificarsi di processi di socializzazione e di sviluppo individuali, con tanto di rilevanti influssi culturali. Ci mancherebbe. Il punto è che una base naturale, appunto, esiste: e non riguarda il solo dato genitale e del ruolo riproduttivo, riflettendosi parzialmente anche in attitudini, predisposizioni comportamentali e modi d’agire distinti fra maschi e femmine: tutto qui. E chiunque a priori lo neghi nasconde un trucco o scrive su Repubblica. Anche se su questo, in realtà, non c’è davvero differenza.

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