gaget

Il libro si intitola così, Ma compagne, mon bourreau (Éditions Michalon, 2015): “La mia compagna, il mio carnefice”. E’ la storia – terribile ma vera – di una coppia: quella di tale Nadine e del povero Maxime Gaget, un ingegnere informatico di 37 anni che ha avuto il coraggio non solo di denunciare pubblicamente le violenze subite dalla compagna ma anche, appunto, di raccontarle nel dettaglio in un libro che è già un caso. Probabilmente anche a causa di quello che quest’uomo francese ha per lungo tempo dovuto subire per mano della partner: dalle più diverse aggressioni fisiche – dagli schiaffi a salti sullo stomaco –, a severe punizioni – docce fredde da farsi con le finestre spalancate, notti sul pavimento – fino a vere e proprie forme di tortura quali bruciature coi mozziconi di sigarette e ustioni col ferro da stiro…

Un racconto che stupirà il grande pubblico ma non gli specialisti dell’argomento, che già conoscono la sorprendente simmetria di violenza domestica agita dalle donne come dagli uomini. Con una fondamentale differenza: gli uomini, di solito, sono più forti fisicamente, ma faticano più delle donne – in primo luogo per vergogna – a denunciare la violenza subita dalle loro partner. C’è pertanto da augurarsi che il libro di Gaget venga presto tradotto anche in Italia, dove lo stereotipo dell’uomo-sempre-carnefice e della donna-sempre-vittima (salvo casi rarissimi) da un lato sta raccogliendo sempre più consensi, pur essendo una clamorosa bufala, e dall’altro sta conseguentemente rendendo sempre più difficile, per i maschi vittime di violenza, denunciare la loro situazione in un contesto dove pensano non sarebbero creduti, o temono sarebbero ridicolizzati. Ma la violenza è sempre tale e occorre smetterla, se davvero si vuole contrastarla, con indebite semplificazioni.

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