incredibile

Forse è arrivato quasi presto o forse proprio al momento giusto, dipende da quando uno si è messo in marcia verso Betlemme; eppure ci siamo, signori, domani è Natale. E non farà alcuna differenza fra chi è pronto e chi quasi non ha capito che il mondo, fra un po’ di ore, non sarà più lo stesso: il miracolo accadrà per tutti. Non ci saranno cioè posti in prima fila o poltrone riservate, ciascuno sarà allo stesso identico modo testimone del più stupefacente regalo che Dio potesse fare all’uomo: se stesso, appena nato. A pensarci, quasi un paradosso: Colui che ha permesso che tutti noi nascessimo, domani nasce; Colui che c’era già prima di ogni cosa, domani ci raggiunge. E’ come se leggessimo un capolavoro incredibile, il più grande libro mai scritto e poi, ad un certo punto, scoprissimo d’essere noi – proprio noi – i privilegiati protagonisti del momento chiave del racconto, dell’attimo esatto in cui tutto si fa chiaro ed il prima ed il dopo scompaiono per fare posto ad un presente dove spazio e tempo, tanta è la gioia, vengono quasi spazzati via dalla luce.

E non finisce qui: il Natale è qualcosa di talmente eccezionale che non termina col 25 di dicembre, continua. Si ripete. La notizia di Gesù Bambino, infatti, pur riguardando ogni singola persona non è da tutti ascoltata: c’è chi si distrae, chi pensa di aver di meglio da fare, chi crede che tagliati pandoro e panettone si possa anche, come niente fosse, andare a dormire. Queste persone domani potrebbero purtroppo perdersi lo spettacolo; ma quando se ne accorgeranno non sarà troppo tardi; perché capiranno che anche se loro non hanno notato Gesù, Gesù invece li ha notati. E li aspetta. La gioia del Natale non ha dunque scadenza. Stanotte avremo però un’occasione speciale, anzi unica: quella di osservare Gesù mentre guarda tutto il mondo. Perché, è vero, solo pochi erano vicino a Giuseppe e Maria quando quel Bambino nacque; però nei suoi occhi c’era una dolcezza mai vista. E quella dolcezza, stanotte, tornerà. Sorgerà come il Sole, lentamente e rastrellando via quel che resta della notte e della tristezza, e dagli occhi di Gesù uscirà invadendo tutti non badando a distinzioni, meriti o a punti nella classifica dell’onestà.

La cosa più sconvolgente del Natale, in effetti, è proprio questa: Gesù Bambino nasce per tutti. Bussa alla vita dell’uomo – di ogni uomo – senza prima informarsi e stabilire chi meriti o meno la Sua visita. Nasce. Gioca d’anticipo. Adesso. E ci prende per certi versi alla sprovvista nel senso che anche chi pensa di sapere cosa accade a Natale, in fondo, rimane sempre sorpreso. D’altronde, come si fa a pensare di essere davvero pronti ad un fatto simile? Com’è possibile restarsene calmi o indifferenti sapendo il Signore – Colui che ha creato il cielo e la terra – sta per venire al mondo non trionfante e scortato da legioni di angeli, come tranquillamente potrebbe, ma neonato e con accanto a sé, al massimo, un bue e un asinello. E’ una follia. Una follia d’amore perché solo l’amore può aver spinto Dio ad inventarsi il Natale. Sarebbe difatti stato fin troppo facile, per il Signore, manifestarsi in tutto il proprio splendore e chiuderla presto, facendosi adorare dall’umanità. Ma se l’avesse fatto l’uomo, noi, non avremmo dovuto fare altro che prendere atto della realtà.

Invece Gesù Bambino è una rivoluzione nella rivoluzione: Dio ci viene incontro, ma senza fare rumore. Entra nella storia ma non passa dal portone principale – quello dei re, degli imperatori e dei potenti -, bensì dalla porta di servizio. Una scelta che tradisce, per così dire, un’intenzione chiarissima: quella di essere scelto. Dio vuole essere scelto. A lui cioè non interessa “vincere facile” e convocare ai suoi piedi, nel giro di pochissimo, l’umanità intera. Vuole che ciascuno di noi, con le proprie gambe – ed il proprio cuore – s’incammini verso di Lui per osservarlo mentre è piccolo, appena nato, totalmente indifeso. Pur essendo Dio. Questo significa che nonostante i grandi limiti umani e le nostre grandi debolezze che Chi ci ha creati conosce benissimo, da parte di Dio – oltre che enorme amore – c’è anche enorme fiducia nei nostri confronti. Gesù viene al mondo e aspetta. Allestisce l’evento degli eventi ma attende che siamo noi, accorrendo, a fare in modo che la festa abbia inizio. Il solo sforzo che dobbiamo quindi fare, a Natale, è aprire gli occhi, accettare la meraviglia di quel che abbiamo davanti. Cosa chiedere di meglio?

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