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Le diverse e fondate perplessità che si posso nutrire nei confronti del Governo Renzi non ci debbono impedire – se siamo intellettualmente onesti – di riconoscere come l’annuncio fatto ieri dal Premier  sia, a dispetto del luogo dov’è stato formulato (il salotto televisivo di Barbara D’Urso), oggettivamente rilevante: «Dal primo gennaio del 2015 daremo gli 80 euro non solo a chi prende meno di 1500 euro al mese ma anche a tutte le mamme che fanno un figlio per i primi tre anni». Se la promessa sarà mantenuta, saremo infatti in presenza di un provvedimento che, per quanto simbolico e limitato, mira ad opporsi al più grave problema del nostro Paese, più della disoccupazione e del debito pubblico: la denatalità.

La stabilizzazione decennale, in Italia, del calo delle nascite fa escludere che una simile idea possa sortire chissà quali effetti; non nel giro di una legislatura, almeno. In ogni caso, in un Paese in cui da decenni lo Stato finanzia interamente l’aborto procurato alle donne che non vogliono tenere il loro bambino ma non dà una lira, pardon un euro alle altre, e soprattutto in un’epoca che vede colossi del calibro di Apple e Facebook pagare la crioconservazione degli ovociti alle dipendenti “suggerendo” così il rinvio della gravidanza, quello che l’ex Sindaco di Firenze propone è sicuramente controcorrente. Troppo poco, osserverà qualcuno. E non senza ragioni. Ma al giorno d’oggi anche solo un segnale, soprattutto se è un segnale positivo, è già qualcosa.

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