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Smantellare quel che resta della famiglia, checché se ne dica, è un lavoretto serio, di livello, roba da professionisti che non può certo essere lasciata all’improvvisazione. Si spiega così l’appello della senatrice del Pd Rosanna Filippin (co-relatrice del ddl sul “divorzio breve” insieme alla collega Alberti Casellati – appena eletta membro laico del CSM-) ai suoi seguaci affinché non stappino troppe bottiglie di spumante per qualcosa che, evidentemente, bolle ancora in pentola. Qualcosa di poco incoraggiante, considerando che l’appello, fra l’altro, viene dalla madrina della recente inaugurazione, a Vicenza, dell’Arcigay School. Sappiamo che il ddl sul “divorzio breve” licenziato il maggio scorso dalla Camera conteneva errori tecnici che farebbero pensare ad un rinvio del testo. Tuttavia la palla ora è alla Commissione Giustizia del Senato che, se trovasse un accordo una volta valutate le proposte di modifica, potrebbe votare il testo.

A questa nefasta eventualità lascia pensare il caloroso invito della senatrice Filippin, la quale, in vista di martedì prossimo, ha esplicitamente chiesto di volgere l’attenzione altrove: «Altrimenti salta tutto». Noi che – per quel che vale – siamo fra coloro che invece si augurano che, qualunque cosa vi sia dietro quel «tutto», la «grossa sorpresa» annunciata «in arrivo» fallisca miseramente, non possiamo fare a meno di rattristarci per tanta manifesta ostinazione nella lotta contro l’istituto matrimoniale. Se negli anni e decenni scorsi i politici cattolici avessero lavorato con la stessa determinazione di quanti, davanti ad una famiglia italiana già agonizzante, ancora operano in tal senso e per di più con la massima cautela, «altrimenti salta tutto», forse la storia sarebbe andata diversamente; o forse il risultato sarebbe stato lo stesso: chi può dirlo. Di certo avremmo qualche esempio in più cui ispirarci, e con l’aria che tira, non sarebbe male.

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