Daniza

E fu così che il famigerato “popolo del web”, implacabile, tornò a farsi sentire. Questa volta per gridare la propria rabbia per Daniza, l’esemplare di orsa ‘ricercato’ dopo l’aggressione, sotto Ferragosto, ai danni un cercatore di funghi e morto in seguito ad una fatale anestesia. Dico subito che sono, come penso molti, fra coloro che non provano alcuna gioia particolare – anzi – per la morte di questo animale; che però, per l’appunto, rimane un animale. Lo si sottolinea senz’alcuna finalità polemica, ma solo per dovere di cronaca dato che, davanti certi titoli apparsi ieri in rete – tipo «Chi era Daniza» o «Storia di una mamma» –, non vi fossero state accanto immagini uno avrebbe potuto benissimo credere, leggendo, si trattasse di signora.

Non solo: c’è da temere che la rabbia per la morte dell’orsa abbia fatto dimenticare a più di qualcuno diversi elementi che, di fatto, rendevano la storia di Daniza drammatica dall’inizio. Giusto infatti prendersela ora per la maldestra gestione del caso di quest’orsa, ma come mai nessuno ha fiatato quando lo stesso animale, nel maggio del 2000, venne catturato in Slovenia per essere trasferito in Trentino nell’ambito del progetto “Life Ursus”? Fosse rimasta là o fosse stata condotta, insieme ad altri esemplari, in un ambiente più ospitale delle pur belle montagne trentine – dove, se fino a qualche anno fa gli orsi non spopolavano, una ragione ci sarà pure – oggi nessuno sarebbe qui a stracciarsi le vesti o a sperare in un intervento dei Ris di Parma per far chiarezza sull’accaduto.

A proposito di indignazione: proprio perché sono fra coloro che rispettano gli animali, o almeno ci provano,  fatico non poco a comprendere da un lato il lutto nazionale per Daniza e, d’altro lato, l’assordante silenzio per tutti gli animali che in questi anni, sempre in Trentino, sono stati sbranati dagli orsi e forse dalla stessa, compianta orsa. Per quale singolare ragione – sorvolando sul fatto che, fra poveri e disoccupati, le nostre priorità anche mediatiche dovrebbero essere ben altre – ad un esemplare di orso debbono essere tributati attenzioni ed onori anche istituzionali (strano non sia ancora giunto un messaggio dal Quirinale) e per altri animali, anche loro cuccioli o anche loro madri, nulla di nulla? Chi ha stabilito questa gerarchia? Piero Angela o Licia Colò? Mistero.

La sensazione è dunque che il “caso Daniza”, purtroppo, sia iniziato male per finire peggio, riportando a galla i tanti paradossi dei quali, senza forse rendercene conto, ci siamo circondati. Per esempio leggere sui social network commenti strappalacrime per la defunta orsa da parte di persone che ieri – mica un secolo fa: ieri – non hanno speso un rigo per le anziane missionarie italiane prima violentate e poi barbaramente uccise in Burundi, fa un certo effetto. E non è un effetto piacevole. Perché se siamo al punto di scalmanarci per la sopravvivenza di un’orsa e di rimanere quasi indifferenti davanti alla sofferenza umana, non solo è il caso di tifare per i plantigradi, ma c’è da augurarci che si vendichino presto sbranandoci tutti quanti. Almeno eviteremmo a priori di dover assistere alla morte di un’altra Daniza e di dover ascoltare tante assurdità.

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