panni

Pure pedofilo. Sì, il padre biologico che con la moglie ha commissionato un figlio ad una ventunenne thailandese un figlio salvo poi, alla scoperta di un doppio parto – una bimba sana ed un bimbo Down -, portarsi a casa solo la prima, anni fa – precisamente nel 1998 – era stato condannato per atti osceni con bambine minori di appena 13 anni, scontando anche una pena in carcere. Sull’abbandono del figlio malato la coppia aveva tentato un penoso arrampicamento sugli specchi (Non sapevamo della sua esistenza, hanno detto), ma sul gravissimo precedente giudiziario non ha potuto che confermare.

Ora, proviamo a metterci per un secondo e senza moralismi nei panni della bimba, ancora piccolissima, che ora si trova con questa coppia australiana. Se le cose non cambieranno, un giorno, probabilmente fra molti anni, scoprirà: a) di essere stata commissionata e tenuta in grembo da una donna diversa da quella sarà abituata a chiamare mamma, una donna mai conosciuta; b) di avere un fratellino Down, anche lui mai visto, a migliaia di chilometri di distanza; c) di avere un padre biologico che, prima di commissionarla e sottrarla al ventre materno, si era fatto condannare per pedofilia.

Mettiamoci per un secondo nei panni di questa povera bambina – si diceva – e proviamo, di fronte ad una simile scoperta – la stessa che inevitabilmente lei farà, allorquando le sarà finalmente detta la verità – ad immaginare che il “diritto ad essere genitori”, di cui si è avvalsa la coppia intende crescerla e magari l’avrà cresciuta, possa giustificare tutto quello che ha ed avrà passato. Sapremmo dirle tutta la verità senza arrossire, spiegarle le leggi in virtù delle quali è stata concepita, consegnata come un pacco postale ed affidata ad un pregiudicato per atti osceni credendole davvero giuste, queste leggi, e non provando un po’ di vergogna?

 

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