facebook

Un tempo andare in vacanza equivaleva al sospirato riposo, oggi a mettersi nuovamente al lavoro. Perché? Per immortalare ogni istante del soggiorno vacanziero e condividerlo con gli amici presenti su facebook. L’idea – positiva nella misura in cui è condivisione di spensieratezza – non di rado, anzi spesso si traduce in una sottile forma di tortura per chi è al lavoro e, nella pausa caffè, scopre il collega o il conoscente spaparanzato su qualche spiaggia da sogno. Quanti soffrono la permanenza cittadina mentre altri se la spassano, se all’inizio se la cavano distogliendo lo sguardo dall’immagine che procura tanta invidia  poi finiscono a loro volta, quando partono per le ferie, per ricambiare il “favore” diventando i paparazzi di loro stessi e mitragliando tutti quanti di cartoline virtuali. Morale: da giugno a settembre l’home page di ciascuno cliente di Mark Elliot Zuckerberg si trasforma in un immenso catalogo-vacanze.

Il lato comico della questione è che la fretta di condividere foto ha assai frequentemente la meglio sulla sensatezza dell’operazione. Capita così d’imbattersi in involontari campionari del trash, con gente che per esempio a tavola fotografa ogni singolo piatto che si trova davanti – sollevando peraltro agli occhi degli altri il dubbio dell’interruzione di un estenuante digiuno – ed altri che si fanno immortalare in pose imbarazzanti offrendo a chi avesse buona memoria materiale per futuri ricatti. In questa sorta di torneo permanente dell’esibizionismo vince ovviamente chi dimostra di essere stato nel posto più esclusivo in assoluto o più costoso. Suscitano fiumi di invidia anche le foto accanto a personaggi famosi. Anche se forse – ma è solo un dubbio – le persone davvero felici sono quelle che, mentre dividono una giornata con la propria famiglia o gli amici, a mettere delle fotografie su facebook non ci pensano nemmeno. Oppure ci penseranno nel solo momento ragionevole: dopo.

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