utero-in-affitto

Un tribunale ha assolto una coppia italiana, processata per “alterazione di stato”, che ha fatto rientro in Italia con un figlio concepito su commissione da una ragazza ucraina, che lo ha fatto – pare – in «piena libertà». Una «libertà» costata 30.000 euro. Al di là del merito, rileva il significato che il verdetto avrà: prepariamoci ad appelli strappalacrime per coppie, poverine, “costrette” ad affittare uteri all’estero, perché l’Italia catto-clerico-fascista lo vieta. Prepariamoci a critiche contro il perfido “proibizionismo delle gravidanze”, a sentirci dire che una donna che affitta il proprio ventre, in fondo, è un’imprenditrice che deve pagare le tasse, non una schiava. Prepariamoci a difendere il recinto della Ragione dall’ennesimo attacco della Follia di un mondo che ne è talmente prigioniero da coltivare l’illusione di essere libero.

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