coscienza renziana

La vittoria di Matteo Renzi alle primarie Pd costituisce senza dubbio una novità importante, potrà generare svolte significative su più versanti ma lascia drammaticamente scoperto un problema, che sussisteva prima dell’ascesa politica del sindaco di Firenze e che, a ben vedere, interessa più partiti e più aree. Il problema è quello del comportamento del cattolico in politica. Renzi, infatti – allineandosi ad una scuola non nuova ed incarnata in tempi recenti da varie personalità, Romano Prodi e Rosy Bindi su tutti -, con più dichiarazioni ha fatto presente che, allorquando l’agenda politica interesserà questioni eticamente sensibili, agirà da laico e non da cattolico.

Il problema, dunque, è quello del cosiddetto “cattolicesimo adulto”, ossia della prassi secondo cui un credente sarebbe tenuto, se impegnato nelle istituzioni, ad assumere un atteggiamento di neutralità nei confronti del proprio credo, non solo da non professare ma possibilmente anche da occultare sotto l’ombrello della laicità. Si teorizza cioè l’opportunità di un cattolicesimo part time; della serie: partecipo alla Messa, mi confesso e osservo i comandamenti, ma quando varco la soglia di una sede istituzionale è meglio – in ossequio al culto del Dialogo Permanente – che faccia finta di nulla, pena il rischio di passare per fondamentalista.

Ora, benché ammantato di buoni propositi il cattolicesimo part time (o cattolicesimo liberale), si configura quale atteggiamento non solo discutibile, ma anche sbagliato. Per almeno due ragioni, una razionale l’altra religiosa. La dimensione razionale della criticità di detto atteggiamento risiede in una indebita dilatazione del culto su questioni che si giocano su un piano squisitamente oggettivo. Un esempio che può aiutare a comprendere è quello dell’aborto volontario: è legittimo, per non dire doveroso, argomentarvi contro senza tirare in ballo precetti religiosi. Sicché non si comprende perché mai un cattolico, dinnanzi a temi eticamente sensibili, dovrebbe rinunciare in un colpo solo a ragione e fede per tenersi stretto il peluche della convenienza (perché schierarsi su certi temi, si sa, è scomodo).

Posto dunque che la gran parte, per non dire la totalità dei temi eticamente sensibili, è tranquillamente gestibile in modo razionale (sempre, va da sé, che vi siano adeguate conoscenza e padronanza argomentativa), passiamo a vedere qual è il secondo profilo critico – questo sì religioso – se si sceglie d’imboccare la strada del cattolicesimo part time. Il profilo critico riguarda la dimensione di autenticità della fede stessa, dato che è impossibile, se si crede davvero a dei principi, rinunciare all’obbienza agli stessi. Un esempio, anche qui, aiuterà a capire: se io, laico, sono contrario alla pena di morte, mi riuscirebbe impossibile esprimermi diversamente – o anche solo tacere questa contrarietà –, nel momento in cui mettessi piede all’interno di un’assemblea legislativa.

Allo stesso modo, al cattolico dovrebbe riuscire impraticabile – se davvero cattolico, e cioè aderente alla dottrina – votare provvedimenti che calpestino l’insieme di dettami che, in quanto tale, è tenuto a professare. Eppure succede. Eppure non pochi cattolici impegnati in politica e non, oggi, sarebbero disposti, per esempio, a ri-votare a favore del divorzio, della fecondazione extracorporea, ecc. Che lo si voglia o no, insomma, il cattolicesimo part time spopola. Attenzione, però: qui non si sta insinuando che il buon cattolico sia quello che confonde reato e peccato, ossia dimensione penale e dimensione morale. Qui si sta dicendo una cosa diversa e molto più grave, e cioè che il buon cattolico, oggi, sta diventando colui che, per non risultare antipatico a qualcuno, conta di essere simpatico a tutti, anche tradendo se stesso.

Il punto è che se Gesù l’avesse pensata così, con ogni evidenza, avrebbe fatto l’occhiolino sia a Pilato che a Caifa e la Chiesa sarebbe morta prima di nascere. Perciò, se il Matteo Renzi di turno è pronto a svecchiare la politica – impresa che, se gli riuscirà, sarà senz’altro positiva – è altrettanto urgente, anzi di più, che altri giovani cattolici disposti a superare l’atteggiamento timoroso e aprioristicamente soccombente di certo cattolicesmo “adulto” si facciano avanti. Perché una politica che si riduca a rispondere a delle emergenze, a rimanere di fatto soggetta ad un atteggiamento tecnico o ad agire pilotata dalla convenienza elettorale – e nella totale dimenticanza della dimensione valoriale – è destinata, comunque la si pensi, a non andare lontano.

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