castità

La cultura dominante insegna l’esatto contrario, eppure non sperimentare subito il piacere sessuale non penalizza, ma rafforza la coppia. La rende più solida, appagata, comunicativa e quindi in grado di superare meglio le difficoltà di tutti i giorni. Ad affermarlo non è qualche attempato moralista ma l’esito di una recente ricerca pubblicata sul Journal of Sex Research, condotta su un campione di 10932 persone e ripresa anche da diversi portali italiani. Tale ricerca ha messo in luce come le coppie che si sono astenute dall’avere rapporti (alcune anche dopo un anno) si siano rivelate mediamente più soddisfatte di quelle i cui partner, al contrario, si sono concessi subito o comunque nel corso dei primi appuntamenti [1].

Ricerca bizzarra o poco attendibile? Campione vasto ma non rappresentativo? Non si direbbe. Anche perché risulta suffragata, nei suoi contenuti, da altri studi pubblicati sempre recentemente. Pensiamo ad un lavoro effettuato monitorando ben 600 coppie dal quale è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale [2]; oppure ad una ricerca, pubblicata su una rivista decisamente quotata, che – considerando un campione di 1.659 di fratelli dello stesso sesso seguiti dall’adolescenza all’età adulta – ha rilevato come le coppie che hanno atteso a fare sesso abbiano evidenziato minore insoddisfazione nella vita relazionale [3].

In aggiunta a quanto sin qui esposto, possiamo ricordare le risultanze di un altro studio, curato dai ricercatori della Brigham Young University’s School of Family Life, i quali, esaminando un campione di 2.035 soggetti sposati, hanno riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei partner [4], la cui stabilità costituisce una premessa ad una buona intesa sessuale [5]. Questo grazie ad un elemento fondamentale, la comunicazione all’interno della coppia, che è risultata positivamente correlata all’astinenza sessuale. Le coppie che hanno atteso il matrimonio per esplorare il piacere, infatti, sono in media risultate più concentrate delle altre nella dimensione – affettivamente fondamentale – del dialogo. Non a caso, in genere, le persone che rimandano l’iniziazione sessuale corrono minore rischio di divorzio [6].

A questo punto potremmo procedere ulteriormente con la rassegna di letteratura e di ricerche se una domanda, a ben vedere, non sorgesse già spontanea: come mai tutto questo? Come si spiega? Com’è possibile che fior di ricerche internazionali, fra l’altro piuttosto recenti, vadano in questa direzione, che non è solo imprevista ma esattamente opposta rispetto a quella della mentalità dominante che, com’è noto, vede nella raggiunta intesa sessuale la premessa alla costruzione di qualsivoglia rapporto che aspiri a dirsi appagante? Si tratta di domande che vale francamente la pena di porsi perché interessano da vicino la prospettiva educativa, dunque i giovani e i modelli che meritano di essere loro offerti in alternativa a quelli – oggettivamente deludenti – propagandati dai mass media.

Un’ipotesi che spieghi la sorprendente convergenza degli studi citati poc’anzi può derivare da considerazioni circa la natura dell’uomo e, in definitiva, di ciascuno di noi: non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità; la collezione di esperienze non ci aiuta dal momento che è di una soltanto, in fondo, che abbisogniamo per le nostre aspirazioni di paternità e maternità, oltre che per la nostra felicità [7].E in tutto questo la castità prematrimoniale – così irrisa nel corso degli ultimi decenni – oltre che un valore ed un principio rappresenta una straordinaria opportunità per conoscere il proprio partner. Nel rimandare l’esperienza del piacere al matrimonio –  che non deprime l’attività sessuale, anzi [8] – non c’è quindi alcuna paura ma, al contrario, una precisa volontà di costruire dalle fondamenta un rapporto; di vivere il fidanzamento come conoscenza lucida, reale ed approfondita.

Chiaramente questa volontà non può essere indotta, ma deve essere condivisa in modo sincero sin dall’inizio. Hanno poco senso, al riguardo, esperimenti come quello condotto qualche anno fa durante una trasmissione televisiva inglese – The good sex guide, si chiamava – nella quale alcune coppie vennero pagate «perché osservassero la più assoluta castità», con l’esito che gli uomini arrivarono presto  «a perdere interesse per tutto ciò che li» circondava e «per la vita in generale», mentre le donne si trasformarono «in “pile elettriche”, sempre tese e pronte a scattare» divenendo «sciatte e noiose» [9]. La scarsa sensatezza sta in questo: la castità non s’improvvisa, o ci si crede oppure non v’è ricompensa, neppure economica, che tenga.

Certo, questo può essere la causa di critiche e comporta inevitabili sacrifici. Ma se sono finalizzati alla costruzione di qualcosa di grande, di una vita matrimoniale appagante e matura, sono senz’altro sforzi che vale la pena di affrontare. Senza dimenticare come la castità, oggi più che mai, rappresenti la più alta trasgressione perché ci mette nelle condizioni di testimoniare il pudore, che – come si spiega negli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia della Commissione Episcopale per la famiglia e per la vita – non è una prigione bensì un mezzo, una via che «custodisce e tutela i valori intimi e profondi della persona; non limita la sessualità, ma la protegge e l’accompagna verso un amore integrale e autenticamente umano» (p. 8).

C’è poi da dire che è estremamente discutibile la validità dell’equazione – da molti condivisa – fra l’astinenza dai rapporti sessuali comunemente intesi e l’azzeramento della dimensione della sessualità. Esiste infatti tutto un insieme di emozioni, di manifestazioni di affetto e di tenerezza attraverso i quali, anche vivendo la castità prematrimoniale, è possibile sperimentare ed esprimere i propri sentimenti.  Viceversa, circoscrivere le manifestazioni di affetto alle lenzuola di un letto, oltre che essere un’operazione opinabile, denota una sensibilità umana non certo esemplare nonché una visione della vita di coppia – sia detto col massimo rispetto – abbastanza limitata rispetto agli orizzonti che questa effettivamente offre.

Dette considerazioni, data la delicatezza del tema, possono tuttavia lasciare al lettore delle perplessità. Soprattutto alla luce al pensiero, oggi diffusissimo, secondo cui senza una collaudata intesa sessuale nessuna coppia ha futuro. Ora, lungi da noi il voler negare l’importanza della vita sessuale – quanti vivono la castità la considerano importantissima, tanto da volerla condividere solo col coniuge -, sorge qui un dubbio: ma com’è che parecchie coppie che, convolate a nozze dopo anni di rapporti sessuali vissuti nella massima libertà, arrivano purtroppo presto a separarsi o a divorziare? Non sarà che l’osannata intesa sessuale non costituisce  – anche se raggiunta – quella solida premessa che si pensa e che invece è proprio il dialogo cementificante e la conoscenza reciproca che la castità agevola, il segreto per stare insieme a lungo?

Note: [1] Cfr. Willoughby B.J. – Carroll J.S. – Busby D.M. (2012) Differing Relationship Outcomes When Sex Happens Before, On, or After First Dates. «Journal of Sex Research»; DOI:10.1080/00224499.2012.714012; [2] Cfr. Sassler S. – Addo F.R. – Lichter D.T. (2012) The Tempo of Sexual Activity and Later Relationship Quality. «Journal of Marriage and Family»; 74(4); 708–725; [3] Cfr. K. Paige Harden (2012) True Love Waits? A Sibling-Comparison Study of Age at First Sexual Intercourse and Romantic Relationships in Young Adulthood. «Psychological Science»; 0956797612442550; [4] Cfr. Busby D.M. – Carroll J.S. – Willoughby B.J.  (2010) Compatibility or restraint? The effects of sexual timing on marriage relationships. «Journal of Family Psychology»; 24 (6): 766-74); [5] Cfr.  Sprecher S.(2002) Sexual satisfaction in premarital relationships: associations with satisfaction, love, commitment, and stability. «The Journal of Sex Research»;39(3):190-6; [6] Cfr. Paik A. (2011) Adolescent Sexuality and Risk of Marital Dissolution. «Journal of Marriage and Family»; 73: 472-485; Teachman J. (2001) Premarital Sex, Premarital Cohabitation, and the Risk of Subsequent Marital Dissolution Among Women. «Journal of Marriage and Family»; 65: 444-455; Heaton T.B. (2001) Factors Contributing to Increasing Marital Stability in the United States. «Journal of Family Issues»; 23. 392-409; [7] Cfr. Regnerus M. – Uecker J. (2011) Premarital Sex in America: How Young Americans Meet, Mate, and Think about Marrying, Oxford University Press; [8] Cfr. Waite L. J. – Joyner K. (2001) Emotional and Physical Satisfaction with Sex in Married, Cohabiting, and Dating Sexual Unions: Do Men and Women Differ? in Laumann E. O. – Michae  R. T. l , eds., Sex, Love, and Health in America (Chicago, IL: University of Chicago Press): 239-269; Laumann E. O. – Michael R.T. – Michaels S. (1994)  The Social Organization of Sexuality: Sexual Practices in the United States (Chicago, IL: University of Chicago Press); [9] Filo Della Torre P. Per favore, fate l’amore. C’è la prova: la castità fa male. «La Repubblica», 12/10/1994, p. 23

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