guerra

«Ho deciso di punire Damasco per l’uso dei gas». Purtroppo le parole dell’inquilino della Casa Bianca lasciano poco spazio a dubbi: la guerra è vicina. Ormai è solo questione di tempo – ore, giorni, al massimo qualche settimana – ma poi i bombardamenti potrebbero iniziare. E poco importa, a questo punto, se Washington possieda o meno le prove che dice di avere sull’uso di armi chimiche da parte di Assad: la guerra, lo abbiamo detto, s’avvicina. Ma gli scenari che l’intervento statunitense potrebbe aprire, quelli, nessuno osa prevederli. Infatti, ammesso e non concesso che Assad venga cacciato, chi prenderà in mano il Paese? In Siria vi sono molteplici minoranze e fra gli insorti si contano anche svariate migliaia di fondamentalisti: chi si prenderà la briga di tenerli a bada? E ai cristiani già da mesi oggetto di persecuzione, chi penserà?

Questo sempre immaginando che il conflitto rimanga, per così dire, circoscritto. E più che un ipotesi è un auspicio dal momento che Russia ed Iran, a quanto pare, non sembrano intenzionati a stare guardare nell’eventualità di un’incursione “giustiziera” a stelle e strisce. Non a caso buona parte dell’Europa, Germania in primis, ha scelto sin dall’inizio una linea prudente che alla fine ha trovato concorde persino il Parlamento inglese: che siano tutti improvvisamente diventati pacifisti? Certo che no. Molto semplicemente è diffuso il timore del disastro a cui potrebbe condurre oggi un intervento contro la Siria che, in prospettiva, si annuncia senza fine. E forse, nei giorni che precederanno il pronunciamento del Congresso, c’è – proprio per questa incertezza futura – la possibilità che pure l’America ci ripensi. Certo, è una possibilità che ormai s’assottiglia sempre più. Ma mai dire mai: Cameron docet.

Nel frattempo, il nostro Governo ha finora assunto una posizione prudente. E senza dubbio infinitamente più saggia di quella di Hollande, che pur di seguire Obama sarebbe disposto, a quanto pare, ad anticipare il Parlamento. Chiaramente se alla fine, poniamo il caso, nessun intervento venisse più ordinato – né dall’America né da altri – non ci sarebbe nulla da festeggiare rispetto alla tragicità di quello che in Siria è finora accaduto. Le diplomazione dovrebbero quindi continuare il lavoro iniziato intensamente solo in questi giorni e valutare come muoversi rispetto dinnanzi ad un’emergenza che rimarrebbe tale. Le opportunità alternative alla guerra internazionale, in questo senso, pootrebbero essere molte. Speriamo che quanti siedono al Congresso, imitando i colleghi inglesi, ne tengano conto. E preghiamo perché Dio ci eviti un nuovo conflitto. Perché, anche se non ha mai ricevuto un Nobel, il vero Signore della Pace – oggi come ieri – continua ad essere Lui.

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