Ania

Si chiama Ania Lisewska, ha 21 anni e vuole portarsi a letto il maggior numero possibile di uomini. Traguardo di riferimento: 100.000. Bastano già questi pochi elementi per capire che la giovane polacca – che, dopo aver lanciato l’appello su facebook, lo scorso 24 maggio avrebbe iniziato la sua personalissima maratona del materasso – forse ha le idee un po’ confuse. Non tanto sul suo nuovo impegno (ha già chiarito che vuole i rimborsi per i viaggi e che gradirebbe concedersi per circa 20 minuti) ma sulla vita.

Posto infatti che il ritmo da lei indicato è impegnativo (sarebbero  28 uomini al giorno per 10 anni: auguri) – e che l’idea puzza tanto di autopromozione di una nuova pornostar, c’è da chiedersi se non si tratti dell’ennesima dimostrazione degli strani tempi che viviamo. Ovvio: quello della signorina Lisewska, sempre che non sia una bufala, è il caso limite. E’ anche vero che la gran parte dei giovani, sotto sotto, desidera cose grandi. Non dobbiamo però nasconderci dietro a un dito: tempo fa ad Ania, anziché farle pubblicità, avrebbero consigliato un padre spirituale o, almeno, un buon dottore. Uno bravo, come si dice.

Oggi invece, più uno le spara grosse più attira. La conseguenza è che si perde sempre più di vista il senso originale dell’amore. Che non è collezionare esperienze con mille persone diverse, ma mille esperienze con la stessa persona, crescendo assieme. Percorrendo tratti di strada non sempre semplici, ma mai inutili; anche litigando, quando il litigio è la sola alternativa alla finzione. Viceversa, ridurre l’amarsi a pratica ginnica, per quanto esaltante, è un modo per darla vinta a chi, oltre alla speranza, vuole rubarci anche la memoria degli insegnamenti buoni dei nostri genitori. Qualcuno, se può, lo spieghi ad Ania.

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