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«Io resisto! non mollo». C’è tutto Berlusconi in questa dichiarazione di ieri, a metà fra l’avvertimento e la promessa, la voglia di esserci ancora e la certezza di esserci sempre stato. C’è il Berlusconi sopravvissuto insieme a quello nascente del 1994, il reduce e la novità continua. E c’è anche il leader consapevole – «resto io il capo del centrodestra» -, il patriota – «non vi farò fare assolutamente brutte figure» -, l’ottimista: «Prepariamoci al meglio». Tutto Berlusconi, appunto.

Tempo scaduto, gli stanno replicando quasi amici e nemici più felici di un bimbo a Natale nel poterlo definire pregiudicato. Ma lui, il Cavaliere, questo tempo sembra non sentirlo. E quale che sia l’esito di questa dichiarata resistenza – l’ennesimo ruggito applaudito da alcuni o il canto del cigno auspicato da altri – riesce difficile non riconoscere la combattività di chi, sceso negli inferi santoriani con pronostici elettorali dal sapore funebre, non solo è tornato in alto ma oggi, dopo una condanna definitiva, si conferma guerriero definitivo.

«Io resisto! non mollo». C’è da credergli? Certo che sì. Solo che questa volta il nemico del Cavaliere non è più politico – il suo partito, lo sappiamo, è al Governo – ma Istituzionale. Il rischio cioè non è essere battuto ma buttato fuori, non la palla nella propria rete ma la panchina. Qui solo i giuristi, e forse neppure loro, hanno un’idea di cosa potrebbe accadere, col capo del centrodestra minacciato dagli ingranaggi della legge Monti-Severino. Le ipotesi sono molte, ma le previsioni sicure poche.

Quel che è sicuro è quell’«Io resisto! non mollo», che sa un po’ di francobollo per cartoline elettorali- e di indice puntato contro un Quirinale che per il momento ha scelto equilibrio, forse troppo, fanno sapere falchi e colombe -, merita di essere preso sul serio. E Letta? Letta non è che qui possa far molto. Però rischia. E più del suo esecutivo rischia tutto il centrosinistra, diviso eppur compatto quando si tratta di tornare a dichiarare il Cavaliere inesistente, salvo poi ritrovarlo vivo e resistente. Lui però, stavolta, l’ha detto: «Prepariamoci al meglio».

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