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Sette pagine scritte a mano. Potrebbe trovarsi là, in quei fogli, la soluzione o parte della soluzione al mistero della scomparsa di Lady Diana e Dodi Al Fayed, morti a Parigi il 31 agosto 1997 in un incidente stradale sul quale, in effetti, non è mai stata fatta piena chiarezza. Cosa dicono queste pagine? Scritta dai suoceri del “soldato N.”, un cecchino dell’unità Sas – acronimo che sta per Special Air Service, istituita da Churchill –, ed indirizzata al comandante del reggimento di elite di questa unità, la missiva direbbe che c’erano proprio le Sas «erano dietro la morte della principessa Diana».

Di più: nel testo si leggerebbe esplicitamente che «Lui (il soldato N) le ha detto (alla moglie) che erano state le XXX (Sas) ad aver organizzato la morte della principessa Diana e che tutto era stato insabbiato». Una bomba sulla quale Scotland Yard, attraverso i propri agenti dell’unità criminale, vuole vederci chiaro anche se ha fatto sapere che, almeno per ora, non c’è nessuna riapertura dell’inchiesta sulla morte della ex moglie del principe Carlo. Al di là del comprensibile e vasto clamore mediatico, dunque, non ci sarebbero vere e proprie svolte anche se «siamo appena agli inizi. Non è escluso che una nuova inchiesta possa essere aperta», ha ipotizzato SkyNews.

Vedremo. Quel che è certo è che quand’anche fosse certificata in modo definitivo l’autenticità delle nuove informazioni e, nello specifico, delle sette pagine contenenti le esplosive rivelazioni, difficilmente queste potrebbero bastare – in assenza di altri elementi – per una efficace riapertura del caso. Anche perché, ammesso e non concesso che i reparti speciali Sas o parte di questi fossero coinvolti nei fatti parigini dell’agosto ’97, rimane un interrogativo col quale fare i conti: perché? E, soprattutto, per conto di chi avrebbero agito le forze speciali? Per il momento non si sa nulla. In più c’è da ricordare che fin troppe sono e sono state le voci sulla morte di Lady D.

La più sconvolgente delle quali, finora, deriva dalla confessione dell’(ex) agente Richard Tomlinson, il quale dichiarò che l’incidente fu eseguito da alcuni agenti del MI6 che utilizzarono un raggio laser per accecare l’autista e farlo sbandare, confermando così le testimonianze – che effettivamente vi furono – di coloro che quella notte affermarono d’aver visto un forte bagliore subito prima dello schianto. Una scena dal sapore forse troppo cinematografico per essere vera, ma che, chissà, magari potrebbe “incastrarsi” con le nuove rivelazioni e condurre ad una svolta sulle indagini della morte di Diana. Sempre che non si sia davvero trattato, ovviamente, di uno stupido e banale incidente.

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