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Indignazione sì, stupore no. Giusto indignarsi per quanto accaduto in Svizzera – dove Oprah Winfrey, mitca star della tv Usa, s’è vista negare la vendita di una borsa perché  «troppo cara per lei» -, ma a guai meravigliarsi della permanenza di intolleranza preventiva, per non dire apertamente di razzismo: il problema purtroppo c’è, e la strada da percorrere è ancora lunga. Anche nella civilissima Zurigo, a quanto pare. Certo, in quel lussuoso negozio, negando a una signora che guadagna 360 milioni di dollari annui una borsa da “soli” 35 mila franchi (38 mila dollari), l’hanno fatta grossa.

Ma anche, poniamo il caso, si fosse negata la visione di articoli di bigiotteria ad una donna di colore squattrinata, la musica sarebbe rimasta la stessa. Ed eguale sarebbe, ovviamente, l’indignazione. Beninteso: questo non ci autorizza a vedere razzismo ovunque. Anche perché certo antirazzismo, com’è noto, non di rado somiglia ad un razzismo a rovescio, con qualsivoglia critica alla persona nera, a quella omosessuale o a quella del sud scambiata a priori per la peggiore aggressione. Meno male che la grandissima parte di noi non è razzista; non pensa o fa certe cose. E soprattutto evita di portarsi la propria stupidità al lavoro, in un negozio di Zurigo.

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