tagli politica

Finalmente inizia la dieta più attesa d’Italia, quella dei partiti: via il finanziamento pubblico. Non subito – riduzione triennale (-40%, poi -50% e infine – 60%) – e non del tutto dato che lo Stato, invece che denaro, erogherà servizi quali spazi televisivi ed esenzioni varie; in più dal 2016 entrerà in vigore il sistema del 2 per mille, ovvero il contributo da assegnare al partito o allo Stato. Ha quindi ragione chi parla di abolizione del finanziamento pubblico relativa e non totale.

Però il segnale c’è; ed è un segnale di cui il Paese sentiva francamente il bisogno. E questo, comunque la si pensi, all’esecutivo di Enrico Letta va riconosciuto. Che poi Grillo e i suoi urlino alla presa in giro se ci pensate è del tutto normale: se infatti i signori del Movimento 5 Stelle ammettessero risolta la faccenda dei costi della politica per loro sarebbe come chiudere bottega. Fine della storia. Stop. Inconcepibile, tanto più dopo la recente batosta delle amministrative.

Tornando a noi, quella varata dal governassimo si configura, per quanto perfettibile, come una misura significativa. Ci voleva. Diverso è invece il discorso sulla credibilità non tanto dei partiti ma dell’intera classe politica: qui il lavoro da fare rimane ancora parecchio. Le stesse amministrative, con l’ulteriore impennata dell’astensionismo che abbiamo visto, mostrano la necessità di un cambio di marcia che provvedimenti come quello approvato ieri possono determinare solo in parte.

Perché la politica, per riscattarsi, non deve e non può accontentarsi di costare di meno. Deve trovare il modo di valere di più. Come? Semplice: scendendo sulle strade, nelle piazze, ai mercati. Facendosi sentire meno distante e soprattutto tornando a scommettere sui grandi ideali, che sono cosa diversa sia dalle ideologie sia dai personalismi nei quali le ideologie sono affondate. Parliamoci chiaro: nessuno pretende politici eroi, ma politici uomini sì. Gente retta, che ci creda e disposta, come si dice, a metterci la faccia.

Non che i buoni amministratori manchino del tutto, sia chiaro. Però devono iniziare a farsi sentire, ciascuno all’interno del suo partito. Senza l’arroganza di chi esige nuove poltrone ma con la determinazione di chi vuole una nuova politica, che costi meno e soprattutto che sprechi meno. Ma non solo: anche una politica che lavori di più e che, come si diceva, abbia il coraggio di scelte non tanto popolari o impopolari – gli umori elettorali sono variabili – ma autentiche, orientate da ideali. Perché chi sa il “come”, riesce ad agire. Ma solo chi conosce il “perché”, trova il coraggio di andare fino in fondo.

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