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Domenica è un giorno che ne racchiude molti. E tutti carichi di gioia. Anticamente era il giorno del Sole, col Cristianesimo è divenuto il giorno della Luce – quella della risurrezione di Gesù – ed anche oggi rappresenta una fessura luminosa tra sabato e lunedì, un giorno di pace e passeggiate. Domenica è poi il giorno del pranzo in famiglia e del pomeriggio fuori, della buona cucina e della partita; ma è pure quello del saluto del Papa e della meraviglia che il nostro paesaggio, soprattutto domenica, irradia.

Anche se il calendario è internazionale, domenica è infatti soprattutto italiana. Perchè è in questo giorno che l’Italia respira e noi, che abbiamo il privilegio di abitarla, possiamo afferrarne meglio la magia. Qualcuno addirittura esagera, e vive anche gli altri giorni rapito dall’ebbrezza domenicale: «Italia, una sterminata domenica», scriveva non a caso il poeta Vittorio Sereni (1913-1983). E forse è vero, forse è in questo giorno, domenica, che la nostra carta d’identità è stata scritta e che la poesia e l’estetica di ciò che siamo vanno più d’accordo.

Ma al di là di considerazioni storiche o geografiche, il segreto della pausa domenicale rimane probabilmente la semplicità con cui instintivamente siamo soliti viverla. Andando a Messa, come facevano i nostri vecchi e come facevamo già da bambini; liberandoci dalle ansie infrasettimanali; incontrando nonni e parenti. In ogni caso, facendo e facendoci fare compagnia, riscoprendo il valore di quel riposo che dilata la mente, annulla le paure e ci ricorda che per essere felici, quali che siano il tempo e la stagione, ogni domenica è buona.