bembo

Se Steve Jobs pensava ai tablet di oggi già nel 1983, a Pietro Bembo (1470 –1547) dobbiamo un’intuizione almeno altrettanto straordinaria, anzi di più: quella d’aver messo a punto – complice, fra gli altri, l’editore Aldo Manuzio – il libro tascabile, portatile diremmo oggi, e pubblicato per la prima volta senza note ed in carattere corsivo, col solo testo dell’autore, con le virgole, i punti e virgola, gli apostrofi e gli accenti. Una rivoluzione totale e copernicana per tempi nei quali si poteva contare esclusivamente sulle «opere dei classici […] riprodotte in grande formato […] libri grandi, difficilmente trasportabili, letti nelle aule universitarie» [1].

E questa è solo una delle tante curiosità che costellano Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, mostra mozzafiato curata da Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale Andrea Palladio, ed allestita a Palazzo Monte di Pietà di Padova, dov’è disponibile dallo scorso 2 febbraio e lo rimarrà fino al prossimo 19 maggio. Una mostra fantastica, costata circa due anni di lavoro, e, come recita il titolo, interamente incentrata sulla figura di Pietro Bembo. Ma chi era costui? Sin da giovane incline «più alla gloria delle lettere, che non agli onori e alle cariche» [2], Bembo fu in sostanza il figlio di una potente famiglia veneziana che alle orme politiche del padre Bernardo preferì l’amore per la cultura, l’arte, la bellezza.

Un amore che senza risparmiargli storie intense come quella vissuta con Lucrezia Borgia, lo portò, da un lato, a circondarsi di amicizie importanti e sincere – come testimoniano, ad esempio, le magnifiche parole bembiane per l’epitaffio di Raffaello («Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la Natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire») –  e, d’altro lato, a rendersi autore di tutta una serie di opere, fra le quali svetta Prose della volgar lingua (1525), che contribuiranno alla nascita della lingua italiana influenzando molti, dal Guicciardini all’Ariosto, che modificò la lingua del Furioso adeguandosi ai dettami di Bembo, al quale, nella sua opera più celebre, riservò un elogio: «Pietro/Bembo, che’l puro e dolce idioma nostro,/levato fuor del volgare uso tetro/quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro» [3].

Nella vita di Bembo, che fu segretario di un Papa, Leone X, e divenne anche cardinale, sia pure in tarda età, si concentra quindi un panorama culturale completo e densissimo della sua epoca. Un panorama che la mostra allestita a Padova riproduce attraverso una raccolta delle opere degli artisti del tempo – da Bellini a Tiziano, da Mantegna a Raffaello – consentendo a chi la visita di assaporare il meglio di quegli anni, che segnarono l’avvio del Rinascimento. A Palazzo Monte di Pietà vediamo quindi il mondo come lo vedeva Bembo; non solo: ci è anche consentito di ammirarlo come lui stesso desiderava ammirarlo attraverso l’inedita ricomposizione della sua personale e monumentale collezione di opere artistiche: è la prima volta dopo 500 anni!

Grazie alla mostra –  «tutta composta di pezzi di impressionante qualità» [4] – ci è dunque offerta la possibilità di conoscere meglio la genialità di «questo italiano straordinario» [5]  da molti dimenticato o comunque non valorizzato a sufficienza, e soprattutto ci è ricordato un esempio. Proprio così: un esempio. Perché quella di Bembo, del suo amore per la cultura e della sua capacità di fare l’Italia attraverso la lingua molto prima che lo facessero la politica o l’economia, è – come acutamente osserva Beltramini – una testimonianza di fiducia nell’unità del Paese in anni in cui l’Italia ed anche la Chiesa attraversavano una stagione di crisi. E chissà che non sia proprio grazie alla riscoperta di una passione come quella che animò il letterato veneto che l’Italia possa vivere un nuovo e quanto mai urgente Rinascimento.

[1] Beltramini G. Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, Marsilio, Venezia 2013, p. 8; [2] Zambelli A. Elogio di Pietro Bembo Cardinale, I.R. Tipografo dell’Ecc. Governo, Venezia 1822, p. 6; [3] Orlando furioso, XLVI, 15; [4] Carminati M. Pietro Bembo che Musaeum!, «Domenica». Da Collezione (inserto Il Sole 24 Ore), p. 1; Amé F. Il Rinascimento alla “corte” di Pietro Bembo, «Il Giornale», 4/2/2013;