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Tra tutte, è senza dubbio la chiesa di Trento più importante, non foss’altro per la sua centralità e per il fatto che dà il nome alla principale piazza cittadina. Stiamo naturalmente parlando della cattedrale di San Vigilio, il Duomo di Trento. Un monumento di bellezza straordinaria e contrassegnato da un percorso storico antichissimo se si pensa che, se da un lato la sua costruzione è ufficialmente iniziata nel 1212, d’altro lato già nella Tridentum romana – quindi in epoca antecedente alle invasioni barbariche – viene testimoniata, nella città, l’esistenza di due chiese una delle quali sorgeva nell’area sepolcrale a lato della strada dove successivamente, nel 400, venne sepolto San Vigilio, terzo vescovo trentino considerato, per l’importanza della sua testimonianza, il “fondatore” della Chiesa di Trento. Forse la più imponente tra le chiese costruite in tutto l’arco alpino, dal punto di vista architettonico il Duomo rappresenta un tipico esempio di costruzione romanico-gotica. I cui lavori, come detto, iniziarono nel 1212; precisamente il 12 febbraio, come recita un’iscrizione nei pressi dell’abside che afferma che in quella data, «per ordine del vescovo Federico Vanga», fu «incominciato il lavoro della cattedrale da maestro Adamo di Arogno».

Più di qualcuno osservato come ciò che più colpisce di questa chiesa, prima che la sua facciata, siano i suoi fianchi. In effetti, chi siede o transita in piazza Duomo nota subito la facciata settentrionale della cattedrale, che funge da magnifico sfondo decorativo alle case rinascimentali e a quella settecentesca fontana di Nettuno che rappresenta, per l’appunto, il cuore della piazza. Viceversa, l’altra facciata del Duomo appare più disadorna e, sotto il profilo urbanistico, meno valorizzata in quanto costeggiata da una piazza decisamente meno ampia e che un tempo aveva funzione di cimitero, piazza Adamo d’Arogno, dal nome del citato maestro venuto appositamente da Como e che a sua volta trasmise a figli e nipoti istruzioni per completare la costruzione della Chiesa.

Del resto, il completamento dei lavori della cattedrale non fu rapido. Tutt’altro.  Fu infatti solo nel 1520 – oltre tre secoli dopo l’inizio del lavoro di d’Arogno –  che la realizzazione della cattedrale poté dirsi compiuta. Il risultato, sostanzialmente coerente con quanto ideato dal suo primo progettista, è a tutt’oggi apprezzabile per la coerenza e la nobiltà delle sue soluzioni che lo collocano, a livello europeo, tra i più riusciti capolavori ad opera degli architetti lombardi di quel tempo. Nello specifico, i principali motivi architettonici della cattedrale sono costituiti dal rosone del transetto, la “Ruota della fortuna”, dalla soprastante loggetta e dal protiro cinquecentesco.

Molto originali appaiono poi soluzioni come quelle delle scale ricavate nelle parete e che risalgono fino alle due torri campanarie. Quanto alla già richiamata impronta romanica, se ne ha ampio riscontro nei numerosi rilievi che decorano l’interno. Ad ogni modo, per molti il particolare architettonicamente più prezioso dell’intera cattedrale rimane la zona dell’abside con il protiro, gioiello dell’arte lombarda del Duecento. Particolare impreziosito anche dal fatto che in origine esso occupava una punto nevralgico della vita cittadina, essendo lungo la strada che collegava Trento a Verona.

Ora, dei lunghi tempi di realizzazione del Duomo abbiamo già detto. Il punto è che nemmeno a lavori conclusi, rispetto a come la si conosce oggi, la cattedrale risultava completa. In epoca rinascimentale, barocca e anche dopo, furono infatti apportati ulteriori interventi.  Interventi che a tutt’oggi catturano l’attenzione dei visitatori se si considera che uno di questi servì a realizzare nientemeno che l’altar maggiore barocco, ultimato nel 1743 come voto della cittadinanza per non aver subito danneggiamenti dall’assedio, durante la guerra di successione spagnola, ad opera delle truppe francesi. Ci fermiamo qui perché sotto il profilo storico furono tanti e tali gli avvenimenti dei quali il Duomo di Trento è stato testimone – a partire dal celebre Concilio, che la chiesa ospitò dal 1545 al 1563 – che meriterebbero adeguati approfondimenti che ora non abbiamo occasione di svolgere.

Concludendo, passiamo a considerazioni su quello che, al di là dei pur interessanti e in parte richiamati aspetti architettonici, rappresenta oggi la cattedrale di San Vigilio, vale a dire un’oasi dello spirito, un luogo dove preghiera e silenzio consentono ai fedeli di evadere dal centro cittadino per ritrovarsi, una volta fatti pochi passi ed entrati nel Duomo, in comunione con Dio. Certo, la città di Trento, pur non essendo molto ampia, è ricca di molte chiese, ciascuna caratterizzata da un proprio fascino. Ma il Duomo, con la sua imponenza e la sua bellezza, rimane un luogo a parte. Perfettamente integrato nella città eppure indirizzato altrove, rivolto al Cielo.

(questo articolo è stato pubblicato sul mensile “Radici Cristiane”)

 

 

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