Sintesi della vicenda: Grace Sung Eun Lee, 28 anni, ha un tumore al cervello inoperabile e in stadio avanzato. Una condizione terribile che induce la giovane donna a chiedere la rimozione del respiratore senza il quale, paralizzata com’è, morirebbe. C’è però un problema: i genitori si oppongono. Si va per avvocati. Morale: il giudice – ma dai – dà ragione a lei [1]. Tutto sembra dunque destinato a risolversi per il peggio quando accade qualcosa: Grace cambia idea [2]. Lei che si trova a soffrire, a sapere che non vivrà a lungo; lei che era ricorsa persino alle vie legali, ora vuole vivere. Lo ha detto e ripetuto all’avvocato, non ci sono dubbi. E’ così: Grace vuole vivere. Naturalmente c’è chi sostiene che il suo cambio di decisione sia stato dettato dall’influenza dei genitori.

Tutte ipotesi, il fatto è uno: la giovane donna adesso vuole vivere. Ne è convinta. Ed ha pure motivato questo sorprendente cambio di rotta  dicendo di voler fare la pace con Dio. Sicuramente l’Onnipotente gradirà questa dichiarazione d’amore. Altrettanto sicuramente i Pannella di tutto il mondo non gradiranno questa dichiarazione di guerra alla cultura della morte. Anche di questo grazie, cara Grace: sei la prova vivente che nessuna sentenza è sufficiente a rendere legittima una morte. Perché anche in chi come te è quasi totalmente paralizzato c’è sempre una vita che vuole continuare la sua strada. La vita è sempre vita: è la “vita non degna di essere vissuta”, invece, a non esistere.

[1]http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1063158/il-tribunale-autorizza-leutanasia-per-grace-i-genitori-non-ci-stanno-lei-vuole-vivere.shtml; [2]http://www.nydailynews.com/new-york/terminally-ill-woman-stay-ventilator-article-1.1176784